Ven(d)ezia e il suo PAT

by Federico Gnech

La stanchezza di fronte alle continue menzogne di chi hai votato – perché dall’altra parte c’erano i barbari, perché non potevi fare altrimenti, perché vari amici o presunti tali ti hanno convinto a farlo – è ai suoi massimi storici. Mi riferisco al centrosinistra veneziano (Verdi e dipietristi compresi), che ha recentemente approvato il Piano di Assetto Territoriale della città. Il PAT è in buona sostanza il menù del banchetto cui partecipano gli urbivori.  Ce lo spiegano i vari urbanisti e architetti che hanno partecipato, il mese scorso, ad un incontro pubblico stranamente disertato da(gl)i (ir)responsabili istituzionali:

Consiglio in particolare gli interventi di Vittadini, Boato e Sanvitto, che trovate nel canale youtube patragioniamoci.

All’incontro pare ci fosse una rappresentanza della Lega Nord. Fa tristezza doversi trovare dalla stessa parte dei balordi leghisti nel contestare certe scelte, opposti a un centrosinistra ormai incapace di mascherare con l’ideologia tecnocratica quella che è una resa agli interessi forti, nel segno dell’urbanistica contrattata. Venezia probabilmente è già persa. Di Milano so troppo poco, ma attorno all’Expo si gioca una partita dello stesso tipo, soltanto più grossa. La notizia di Boeri – l’archistar al servizio degli urbivori – trombato alle primarie faceva ben sperare. Mi auguro che Pisapia, auspicabilmente eletto sindaco, sappia smentire il mio pessimismo.