Il fattore umano
by Federico Gnech
A volte il destino avverso si incarna nella figura di un capitano, come si fosse in un racconto di Conrad. Mentre ancora si contano i morti della Concordia, la poca credibilità recuperata grazie a Monti è in un attimo riprecipitata a livelli infimi – e proprio presso il nostro giudice più severo, la Germania, che dovrà forse piangere il numero più alto di vittime nel disastro della Concordia. Al netto di tutte le esagerazioni – perché far scendere 4000 persone in preda al panico da una nave che affonda non è uno scherzo, proprio no - pare che la causa prima del disastro sia stata la decisione del capitano di effettuare la manovra di “inchino” per salutare un amico a terra, al Giglio. In casi come questo, come liberarsi dallo stereotipo del tamarro che, a bordo del suo macchinone, ‘cruising down the ville’, strombazza e sgasa e alza i fari per salutare gli amici al bar, andandosi presto a schiantare sul primo muretto e finendo all’ospedale, avendo nel frattempo mandato al creatore i suoi malcapitati passeggeri? Non si può, non ci sono Monti che tengano, se per i sette mari siamo rappresentati da simili teste di cazzo. «Ho pensato di trovarmi sul Titanic», ha dichiarato una crocierista superstite. E invece stava sul sedile del passeggero di un’Alfa, a centocinquanta all’ora sul lungomare di Riccione.
E i compiti della satira li abbiamo, mi pare, svolti. Ma sarebbe troppo comodo addossare tutte le responsabilità al capitano, già scaricato da Costa e messo per bene sulla graticola. Né la natura del maschio italico al volante (o al timone) basta a spiegare quanto accaduto. E no, non sto alludendo alla sfortuna, altrimenti detta sfiga (della quale qualcuno ha scoperto i presagi).
Lo sappiamo bene qui a Venezia, dove a pochi metri da tesori fragilissimi si fanno passare – si consente che passino – sino a cinque navi da crociera al giorno (Costa, Carnival, MCS, tra le altre compagnie). E si è tornato ovviamente a parlarne in questa maledetta occasione, interpellando il sindaco Orso Grigio Orsoni e il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa (soltanto omonimo!), eminenze grigissime del neopatriziato veneziano al quale tutti quanti dobbiamo rendere omaggio e porgere il dito medio. Ma siccome pare che l’unica lettrice oltreoceano (hi there, Franzi) del presente blog si lamenti di una certa mia prolissità, rimando la discussione sulle grandi navi a Venezia ai prossimi giorni.

eh ma che assist mi daii!!!??????? faccio così il primo ingresso ufficiale come commentatrice nel neurotico mondo dell’amato prolifico Gnech, sottolineando che la prolissità è parte integrante della sua umana presenza come lo sono gli occhi, le braccia e le gambine..
Dunque quest’ultimo appare, suvvia, monco: vas-y vas-y vas-y!!!!
[...] Fonte articolo Pubblicato in News Riccione [...]
immagino che per le compagnie crocieristiche poter far partire e arrivare da venezia le proprie navi sia un enorme regalo gentilmente concesso ai vacanzieri pronti a scattare foto in prossimità di San Marco e gentilmente concesso dall’amministrazione comunale che dubito guadagni qualcosa dal passaggio di quei mega torpedoni acquatici (si dirà che ci guadagna con l’indotto, ma Venezia non ha certo bisogno di qualche turista in più regalandogli l’emozione di fotografare il canal Grande dal ponte di una nave)
E’ proprio così, tranne che qualcuno ha deciso che i turisti non sono MAI abbastanza. Presto scriverò due righe anche su questo…
“Schettino è la perfetta metafora di questo Paese ..uno che continua a dire che va tutto bene mentre lanave affonda.. mi ricorda qualcuno”
Eh sì: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/casta-crociere/184545/