Vogliamo la Glasnost’, prof. Monti
by Federico Gnech
The Italian Treasury has a colossal derivatives portfolio. At as much as €30bn outstanding by most estimates, bankers agree that Italy is the largest sovereign user of derivatives.
(IFRE, 4 febbraio 2012)
La notizia è rimbalzata in rete soltanto in questi giorni, il fatto è di un mese fa: Morgan Stanley, uno degli investitori che coprono il nostro debito pubblico, è riuscita a recuperare dall’Italia qualcosa come 2 miliardi e mezzo di Euro cash (qui la sintesi facilona de L’Espresso, qui un dettagliato articolo dell’IFRE), estinguendo così un contratto basato su strumenti di finanza derivata, i cosiddetti swap. Alla stessa famiglia di “prodotti” appartengono i famigerati Credit Default Swap, nati negli anni ’80 come assicurazione contro il fallimento di un debitore a rischio e presto utilizzati per speculare sul fallimento del debitore (come potrebbe essere l’Italia, i cui titoli pubblici sono in larga parte garantiti da CDS). Per capire l’importanza della faccenda, basti dire che i derivati sono oggi fonti primarie di reddito per molti grandi investitori, arrivando a un giro d’affari complessivo che va dalle 8 alle 10 volte l’ammontare del PIL mondiale. Soldi finti, prodotto di quella finanza d’azzardo che ha portato allo scoppio della bolla nel 2008. Ora Morgan Stanley – che, come tutte le banche d’affari americane, non naviga in buone acque – ha deciso che l’azzardo è troppo grosso, essendo divenuta l’Italia, declassamento dopo declassamento, un contraente inaffidabile. Non è chiaro che genere di posizione sia stata estinta, né come mai il nostro governo – che non ha rilasciato alcuna dichiarazione in proposito – abbia dovuto slacciare i cordoni della borsa con tanta rapidità, è certo che i derivati si caratterizzano per dispositivi negoziali complicati e privi di regolamentazione. Forse i predecessori del professore non riuscivano a leggere le clausole scritte in piccolo…
Al di là delle prime reazioni umorali riscontrabili in rete (una certa comprensibile incazzatura del signor Rossi e di suo figlio Indignado e i deliri della destra radicale internettara, ormai indistinguibili tra loro), l’episodio ci deve servire a riflettere su una questione tanto spinosa quanto poco dibattuta. Sappiamo che il nostro risparmio privato non è mai stato contagiato dalla finanza derivata su larga scala, come è avvenuto ad esempio negli USA. Ma il nostro debito sovrano? Dove e come va a cercare la copertura, il nostro ministero del Tesoro? Pare proprio che da più di dieci anni i nostri governi abbiano puntato in modo massiccio sulla finanza derivata, senza dir nulla a nessuno. Questo è il momento di fare chiarezza. Una cronistoria dettagliata del debito pubblico e della sua composizione è il minimo sindacale che il governo Monti, partito all’insegna di un’apprezzabile franchezza, possa concederci. L’austerità senza trasparenza diventa velenosa, e a rimanerne intossicata è la democrazia, altro che ‘i mercati’.

