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un cane scioltissimo

Tag: corruzione

Il capocomico lascia la compagnia

La notizia è che Umberto Bossi si è dimesso. Beh, finalmente, direi. Uno col suo handicap, del resto, mica può reggere ancora a lungo i ritmi della politica attiva. Ma no, dice che si è dimesso per le accuse a Belsito, il tesoriere. Uno scandalo che colpisce anche il “cerchio magico” e la famiglia Bossi. Usavano i soldi dei rimborsi elettorali per i loro comodi! Uhm, fatemi capire: la novità consisterebbe nel fatto che i leghisti rubano? Ma pensa. E la faccenda Credieuronord-quote latte? Già dimenticata, eh? Oh, poi magari i loro elettori credevano davvero che un fazzolettone verde al collo rendesse immuni dal potere dei quattrini, vai a sapere. Chi crede all’esistenza della Padania può credere a tutto, in fondo. Il punto è che le ruberie non dovrebbero suscitare grandi sorprese. L’istigazione al genocidio sì. In realtà ci siamo abituati pure a quello. Mica male, come lascito culturale della Seconda Repubblica, no? Dice, sì vabbè, le solite boutade, dalla pallottola che costa cinquecento lire ai cappi alle sparate razziste di Borghezio alle “rivoluzioni” invocate da Giancarlo Gentilini, è tutto teatro. Faceva teatro (di strada) pure quell’ex Senatore della Repubblica che qui a Venezia, l’estate scorsa, minacciava di morte un mio amico senegalese: «Adesso salgo a prendere la pistola e ti ammazzo, e scommettiamo che non finisco neanche in galera?». Si sa che col teatro in Italia non si campa. Perciò rubano.

Come ti compro il giovane

Si direbbe che oggi la mia parte reazionaria si sia parecchio gonfiata. Ho acceso Radiotre, aspettandomi uno Schumann qualsiasi – ma pure un Paul Motian (RIP) piuttosto che la recensione della mostra di Rodchenko. E invece mi sono ritrovato ad ascoltare la voce di Paolo Benvegnù, ex cantante degli Scisma, seguito da una cantante a me ignota. Bravo Paolo Benvegnù, nulla da dire (gli Scisma non mi dispiacevano, peraltro) – un po’ meno la cantantessa dalla dizione incerta. Ma al di là dei giudizi di valore, uno si domanda che ci facevano su Radiotre, ossia sull’unico canale nazionale che programmi regolarmente classica, contemporanea, jazz e tutte quelle musiche in cui la pettinatura dei musicisti non abbia pregnanza semantica. Radiotre è ancora l’unico luogo, tra i media tradizionali, in cui si possano trovare le cosiddette musiche pesanti, come le chiama Quirino Principe*, quelle la cui fruizione richiede un certo impegno. Con tutti gli spazi già occupati dalle musiche di consumo, si sente veramente il bisogno di rubare minuti preziosi anche a Radiotre? Mi sembra di sentire qualche fischio di disapprovazione, ma il mio non è affatto snobismo, tutt’altro! Continuo ad ascoltare Eugenio Finardi alternandolo a Luciano Berio, e il divino Marvin Gaye subito dopo una cantata di Bach. Ma questo pertiene al mio gusto personale, dozzinale, schizoide od eclettico che sia, formatosi su lunghi ascolti di infinite musiche diverse, di ascolto più o meno impegnativo. Quel gusto si è formato anche grazie alla Radiotre che ascoltavo negli anni ’90. Prima di muovermi fisicamente dal paesello, prima che la Rete diventasse uno strumento quotidiano, la radio rappresentava l’unico modo per conoscere certe musiche, certi testi. Senza tante moine, con quella naturalezza che presuppone un certo sforzo da parte dell’ascoltatore. Questa era la funzione di Radiotre, per quanto mi riguarda: un supporto fondamentale alla mia educazione. Occorre essere cresciuti nella provincia più profonda, lontano dai teatri, per capire ciò di cui sto scrivendo. Purtroppo in questo paese antichi malintesi relativi a divulgazione e cultura di massa continuano a fare danni. Il ceto intellettuale continua l’involuzione, mantenendo invariata la sua caratteristica principale: il disprezzo per le masse, camuffato da amore per le stesse.

Ma non era di questo che volevo scrivere, in realtà. Una ricerchina nel sito istituzionale dell’emittente mi chiarisce che cosa sta trasmettendo Radiotre. La puntata di Zazà – così si chiama il programma – è interamente dedicata a:

MEDIMEX, la Fiera delle Musiche del Mediterraneo organizzata da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale
molti ospiti musicali a fare da colonna sonora della puntata, selezionati tra i giovani gruppi, pugliesi e non, che partecipano alla manifestazione: Paolo Benvegnù, Boom Da Bash, Mama Marjas, Erica Mou,  Radiodervish
poi, il coordinatore del progetto Puglia Sounds, Antonio Princigalli, illustrerà il programma del MEDIMEX con l’assessore al “Mediterraneo, cultura, turismo” Silvia Godelli parleremo della rinascita culturale pugliese [..]

La solita fuffa, in forma di elaborata marchetta, insomma. Ho lavorato per qualche tempo – da utile idiota – alla produzione culturale della città in cui vivo, conosco bene certe mode della sinistra corsara, conosco le resistibili ascese degli stronzi negli assessorati alla cultura, attraverso i festival di “musica etnica” piuttosto che l’ultima craze da tecnodeficienti. Quel genere di offerta culturale rivolta principalmente ai giovani, caratterizzata dalla gratuità, zuccherino dal lato della fruizione, carotina da quello della produzione. Credo che nelle città del nostro meridione le pratiche non siano molto diverse. La retorica vendoliana contribuisce anzi a rendere la fuffa meravigliosa, strutturandola. La creatività giovanile è il perno retorico attorno a cui ruotano tante iniziative relativamente economiche, ma piuttosto produttive in termini di clientele, su scala locale, e d’immagine, su scala nazionale. Non stupisce che, in un’epoca di tagli selvaggi al bilancio delle attività culturali, il giovane musicista o teatrante o videomaker o artista o saltimbanco che cerchi di vivere delle proprie passioni creative possa restare ammirato di fronte al proliferare dei vari Puglia Sounds e Puglia Film commission, di fronte al generoso sostegno alle nuove produzioni artistiche voluto dal futuro candidato leader alla guida del centrosinistra.

Tutto questo presupponendo che ai giovani non faccia troppo schifo intascare il proprio assegnuccio tacendo in cambio del malaffare.  Mi domando se basti qualche concerto a far dimenticare il sistema di corruzione che faceva capo ad Alberto Tedesco, con il quale Nichi Vendola sembra essere venuto a patti senza troppi mal di pancia. Oppure la convinzione con la quale lo stesso Vendola sta sostenendo un’incredibile operazione speculativa come quella del San Raffaele del Mediterraneo. Dopo che lo scandalo della bancarotta ha investito tutto l’entourage di Don Verzé, Vendola cerca di tenere dritto il timone. I capitali si sono già mossi, gli interessi sono enormi, non ci si può più tirare indietro, facciamolo senza Don Verzé, dice Nichi. Auguri a Vendola, e soprattutto ai malati di tumore, mentre agli altri potrei dire: godetevi i circenses “donati” sborsando denaro pubblico, bevetevi la vostra tazzulell’ e café.

Ma ditemi un po’, sinceramente; chi è il reazionario?

 

*ERRATA CORRIGE: in realtà Quirino Principe parla di “musica forte”, mentre era Franco Donatoni ad ironizzare sulla “musica pesante”.

Putrefazione

Pare un film di Dino Risi: a Montecitorio interrompono la seduta a causa di una puzza insopportabile.  E’ il corpo politico che si decompone? Scilipoti ha mollato?

Se è uno scherzo (oppure una beffarda azione para-situazionista, se preferite), ci avevamo già pensato in molti.

Uh-oh…

E’ noto il destino delle città d’arte come Venezia, i cui amministratori non riescono a mettere in pratica le palle che raccontano ai loro elettori (Venezia-città-della-cultura, economia dell’immateriale, industria leggera ad alto valore aggiunto, salvaguardia dell’ambiente lagunare, difesa e incentivo della residenzialità in centro storico, etc.). In assenza di un progetto, le città si riducono a vendere loro stesse nel peggiore dei modi, diventando tristi baracconi della moncoultura turistica o prede di quella pestilenziale specie di bipedi Urbivori, gli immobiliaristi. Alberghi, alberghetti, B&B, appartamenti da affitto turistico, seconde (e terze e quarte e quinte) case, vuote dieci mesi l’anno.  I pesci più piccoli fanno diventare B&B le dimore avite, uno studente fuorisede come portiere (in nero, ça va sans dire!), una professoressa di matematica ucraina come cameriera. E mettono via il loro gruzzolo, dichiarato al fisco per meno del 50%. Ah, quante ne avrei da raccontare!

Questo processo che si suppone ‘naturale’ è in larga parte assecondato e diretto dalle amministrazioni comunali e regionali, che hanno concesso licenze come se piovesse e hanno scritto regolamenti ad uso e consumo delle categorie interessate. Questo ha fatto il centrosinistra veneziano negli ultimi diciott’anni. Ha governato per settori, per clientele, per pacchetti di consenso. A volte riuscendo casualmente a governare bene. Ma in buona sostanza pensando unicamente ad incassare, dove possibile.

Naturalmente la sistemazione di quella che era una casa in un dormitorio di cartongesso, attrezzato coi suoi piccoli cessetti, richiede una serie di pratiche amministrative di una certa importanza. Questo è vero ovunque, immaginate un po’ a Venezia, città in cui il patrimonio edilizio è patrimonio dell’Umanità, in cui ogni pietra ha mille anni di storia da raccontare, per chi sappia ascoltare. C’è una Commissione di Salvaguardia che tutela quelle pietre. Dice: al Nord si usa così, mica come giù. Sicuro sicuro?

E’ di ieri la notizia per cui qualche nodino sarebbe venuto al pettine, come riporta il “Corriere della sera” di ieri:

VENEZIA – Tangenti in laguna. Ancora. Dopo i casi della Provincia ora nel mirino delle Fiamme Gialle sono finiti funzionari comunali e della commissione di salvaguardia, vigili, e un professionista, (principale arrestato), il geometra Antonio Bertoncello, consulente dell’Ava (Associazione veneziana albergatori), protagonista dal 2004 di «un’irresistibile ascesa», come ha detto il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni. Oltre cento finanzieri del Comando Provinciale di Venezia hanno eseguito sette ordini di custodia cautelare ( e 42 perquisizioni) per ipotesi di corruzione e concussione nei confronti, appunto, di Antonio Bertoncello, dei funzionari del Settore Edilizia Privata del Comune di Venezia Angelo Dall’Acqua e Rudi Zanella dello sportello unico edilizia residenziale e attività produttive, di due funzionari della Commissione di Salvaguardia Lagunare, l’ingegner Tullio Cambruzzi e Luca Vezzà, dei vigili urbani Andrea Badalin e Michele Dal Missier.

In pratica, secondo la ricostruzione dell’operazione coordinata dal procuratore aggiunto Carlo Mastelloni e dal pm Paola Tonini, Antonio Bertoncello aveva realizzato una sorta di rete che comprendeva funzionari del Comune (agli sportelli unici di edilizia residenziale e attività produttive) e funzionari della commissione salvaguardia. Secondo l’accusa, erogando frequenti tangenti variabili dai 1000 ai 4000 euro o con compartecipazioni a speculazioni immobiliari, il geometra beneficiava di un controllo aggiornato e continuo nel settore dell’edilizia privata comunale e presso la Commissione Salvaguardia. Intercettazioni, pedinamenti ed altri accertamenti avrebbero rivelato che i quattro erano dediti a velocizzare e risolvere le pratiche di Bertoncello relative a una ventina di immobili, anche di pregio, spesso trasformati in strutture ricettive.

Un secondo filone dell’inchiesta riguarda invece gli (omessi) controlli da parte di alcuni vigili urbani sempre in cambio di mazzette (attraverso l’escamotage di sponsorizzazioni alla società sportiva della polizia municipale). Andrea Badalin e Michele Dal Missier avrebbero infatti invitato i titolari di hotel e bed & breakfast a fare delle donazioni «spontanee» per tutelarsi su future verifiche. E tra le strutture che in questi ultimi mesi avrebbero pagato ci sarebbe anche la Palazzina Grassi con 3.800 euro.

Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ha subito convocato una conferenza stampa: «Abbiamo aperto un’inchiesta interna amministrativa e abbiamo già avviato una riorganizzazione del settore per prevenire altri casi simili». Gli arrestati, ha comunicato il primo cittadino, sono stati subito sospesi e i cinque indagati sono stati trasferiti. I tre del settore edilizia all’archivio storico e i due della polizia municipale al magazzino vestiario.

«Al momento non c’è alcun coinvolgimento di politici» ha detto in conferenza stampa Carlo Mastelloni. Che accusa: «E’ stata un’offesa alla città di Venezia, un tradimento- perchè vi sono tecnici destinati al controllo e alla conservazione del patrimonio abitativo e monumentale della città che hanno tradito la loro funzione».

(Qui e qui e qui trovate altri articoli apparsi sulla stampa locale)

Quando la Legge riesce a toccare il malaffare del funzionariato comunale, io godo. Siano pure due ingegnerucoli da niente, un vigile, un geometra. Il prossimo passo, parlando di Vigili urbani, sarebbe pizzicare quelli che chiudono entrambi gli occhi di fronte ai debordanti plateatici di certi ristoranti, che venderebbero la madre pur di piazzare due tavoli in più. Ma non occorre vendere la mamma, basta una mazzetta all’amico vigile. E stiamo ancora parlando di pesci piccoli. Delle grosse magnarìe, come si dice qui, e delle gravi irregolarità relative agli accordi tra i grandi gruppi immobiliari e i sindaci, si parla molto nei bar, ma ancora non sembra esservi inciampato alcun giudice.

Tangentopoli è maggiorenne

Ancora soggetto ai postumi del martedì grasso, apprendo dal tg3 che oggi ricorrono i 18 anni dal primo arresto milanese. Auguri.

La gente ha bisogno di cifre tonde che rappresentino la chiusura di un ciclo: come dire, l’affaire Balducci-Bertolaso diventerà qualcosa di grosso? Aprirà una stagione di rinnovamento, bla bla bla? Il tappo sta per saltare di nuovo, come dice Paolo Mieli? Non credo. E, a dirla tutta, dal momento che la pratica tangentizia in questi diciott’anni è anzi aumentata a dismisura e che ci troviamo a rimpiangere Prima Repubblica, democristi e socialisti, viene da chiedersi se le inchieste giudiziarie e i processi non siano altro che gli strumenti di un destino gattopardesco al quale siamo condannati.

Sul rapporto mattone-mazzetta, così centrale in un paese in cui si produce ormai quasi solo cemento, vale la pena leggersi gli articoli raccolti dall’urbanista Edoardo Salzano.

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