Sessantasettesimo
Buon 25 Aprile a tutti, anche ai fascisti e destronzi vari che nel Consiglio Comunale di Roma non hanno rinunciato alla loro piazzata, in spregio alla memoria di Rosario Bentivegna.
Io sarò qui, tra pochi minuti:
Buon 25 Aprile a tutti, anche ai fascisti e destronzi vari che nel Consiglio Comunale di Roma non hanno rinunciato alla loro piazzata, in spregio alla memoria di Rosario Bentivegna.
Io sarò qui, tra pochi minuti:
La notizia è che Umberto Bossi si è dimesso. Beh, finalmente, direi. Uno col suo handicap, del resto, mica può reggere ancora a lungo i ritmi della politica attiva. Ma no, dice che si è dimesso per le accuse a Belsito, il tesoriere. Uno scandalo che colpisce anche il “cerchio magico” e la famiglia Bossi. Usavano i soldi dei rimborsi elettorali per i loro comodi! Uhm, fatemi capire: la novità consisterebbe nel fatto che i leghisti rubano? Ma pensa. E la faccenda Credieuronord-quote latte? Già dimenticata, eh? Oh, poi magari i loro elettori credevano davvero che un fazzolettone verde al collo rendesse immuni dal potere dei quattrini, vai a sapere. Chi crede all’esistenza della Padania può credere a tutto, in fondo. Il punto è che le ruberie non dovrebbero suscitare grandi sorprese. L’istigazione al genocidio sì. In realtà ci siamo abituati pure a quello. Mica male, come lascito culturale della Seconda Repubblica, no? Dice, sì vabbè, le solite boutade, dalla pallottola che costa cinquecento lire ai cappi alle sparate razziste di Borghezio alle “rivoluzioni” invocate da Giancarlo Gentilini, è tutto teatro. Faceva teatro (di strada) pure quell’ex Senatore della Repubblica che qui a Venezia, l’estate scorsa, minacciava di morte un mio amico senegalese: «Adesso salgo a prendere la pistola e ti ammazzo, e scommettiamo che non finisco neanche in galera?». Si sa che col teatro in Italia non si campa. Perciò rubano.
Voi tutti conoscerete la storia del Vajont, almeno attraverso lo spettacolo di Paolini. Bene, a Longarone vive un certo Tiziano Dal Farra, cittadino convinto che la ricostruzione e la memoria del disastro siano state gestite in modo criminale. Tra i bersagli preferiti di Dal Farra, che, dalle pagine del suo sito, scrive peste e corna di vari politici e maggiorenti locali, troviamo anche Maurizio Paniz, avvocato di cui in provincia si parlava molto già quando ancora ci abitavo, molti anni prima della sua resistibile ascesa tra i Berluscones. Ora, accade che Paniz, non digerendo la frase riportata nell’immagine di apertura (pregasi cliccare) chieda ed ottenga l’oscuramento delle pagine del sito. Fine. Anzi no, visto che le pagine sono sì oscurate, ma soltanto attraverso il DNS. Senza entrare in tecnicalità, come direbbe l’altro bellunese, Tremonti, significa che il sito è raggiungibile a vostro agio attraverso Webproxy. E’ roba piuttosto colorita, di interesse prevalentemente locale. Giudicate voi stessi gli argomenti affrontati e lo stile utilizzato. Io non li discuto, come non discuto la decisione del giudice (che in linea di principio NON condivido), né dirò la mia sulla questione – fondamentale, beninteso – della libertà di espressione in Rete. Per ora mi limito a registrare la pronta rappresaglia di Anonymous.
Questa piccola vicenda mi ha più che altro dato l’occasione di tornare a riflettere sui personaggi citati da Dal Farra. Scilipoti e Paniz. Buon Dio, che accoppiata. Persino in una democrazia che abbia toccato il fondo, scavando poi ancora più giù per pozzi nerissimi, persino in Italia, voglio dire, c’è da stupirsi della bizzarria di questi personaggi. Non sembrano reali, ecco. Su Scilipoti, signoraggista, guaritore olistico, sosia di Joe Pesci, dotato di sosia lui stesso, si è già detto sin troppo. E su Paniz? Paniz supeficialmente appare come antitesi di Scilipoti: alto, polentone e legnoso l’uno, basso, terrone ed istrionico. l’altro. Ma queste sono differenze puramente estetiche. Lasciate perdere l’aspetto dimesso. Tenete invece a mente un fatto: Paniz ha speso tutte le proprie risorse retoriche di azzeccagarbugli davanti al Parlamento per dimostrare la buona fede dell’anziano satiro alle prese con “la nipote di Mubarak”. Lo devo ripetere? Ruby, la “nipote di Mubarak”. Non ci pensiamo già più ma un episodio del genere rimarrà tra le perle dell’era berlusconiana. Una performance simile espone inevitabilmente, nella migliore delle ipotesi, ad ampie alzate di sopraccigli. E come non pensare che i suoi stessi compagni di partito amino prenderlo per il culo? Andiamo, i lazzi sul montanaro un po’ tardo, l’alpino amante della grappa, etc. Secondo voi lo invitano ai festini, uno così? “Io porto le cubane, tu porti la bianca, paniz fa la polenta, AH AH AH AH AH AH“. Per fare quello che ha fatto Paniz occorre un gran fegato, ma soprattutto occorre l’attitudine di chi abbia naturalmente superato un confine. Che non è tanto il confine del ridicolo. E’ piuttosto quello che separa il Reale dal Fantastico, il Logos dal Mito, le abilità retoriche dai poteri magici, l’instant-book giudiziario di Travaglio dal romanzo fantasy. Insomma, osservateli bene e ditemi se Scilipoti e Paniz vi sembrano di questo mondo.
E’ evidente che non lo sono. Mentre centinaia di migliaia di complottisti auto-lobotomizzatisi cercano le prove della presenza rettiliana nelle gerarchie politiche dell’Occidente, qui da noi in Italia gli abitanti della Terra di Mezzo sono eletti in Parlamento e decidono i destini dei governi. Esattamente come diceva l’amico etiope in Ecce Bombo di Moretti: anche leggendo attentamente Marx, l’Italia rimane il casino che è. Avete sbagliato tutto, occorre leggere Tolkien.
Sono comparsi come dal nulla, gli stand che vendevano la “pasta padana formato Sole delle Alpi” o gli accendini dei “Volontari Padani”, e soprattutto l’enorme palco dal quale lo stanco leader e i vari suoi pretoriani hanno fatto i loro discorsi. Efficientissimi, hanno montato tutto di notte, o la mattina molto presto, ed hanno smontato tutto senza lasciare nemmeno un pezzetto di nastro adesivo. Questo bisogna riconoscerglielo, son gente ordinata. Io e M. abitiamo a cinquanta metri da Riva Sette Martiri che, prima e più che luogo scelto dalla Lega da ormai quindici anni per la sua “Festa dei popoli padani”, è un importante luogo di memoria della Resistenza. Chissà se il popolo leghista qui convenuto ne sa qualcosa. Eppure il Bossi ha rispolverato in quest’occasione l’uso retorico della parola fascismo, prendendosela non ricordo più con chi. L’impianto PA è potentissimo, anche tenendo le finestre chiuse sentiamo tutto. Sono ordinati, ma fanno un gran baccano. «Bo-ssi! Bo-ssi!» Ad un certo punto usciamo per vederli da vicino. Il malessere è forte, ma in fondo l’impressione generale è la stessa che tempo fa mi aveva ispirato queste righe:
Mi ricordo degli scemi di paese che i genitori, spesso anziani e a loro volta bisognosi di cure, affidavano alla parrocchia. Li vedevi passare in piazza, a gruppetti di tre o quattro, guidati da una suora baffuta. Col tempo ho imparato ad associare le etichette della medicina alle cause della loro marginalità: schizofrenia, deficit intellettivi, autismo. Ognuno di loro, singolarmente, manifestava un qualche guizzo di personalità interessante, o un talento particolare. Ad esempio, mi ricordo di B., un signore ritardato di quarant’anni, alto due metri, la faccia di Klaus Maria Brandauer. Il prete gli faceva portare la croce ai funerali, ma ben altro era il talento di B., che possedeva una memoria realmente prodigiosa. Avendo accesso in qualche modo ai registri parrocchiali, B. li aveva mandati a memoria, e conosceva la data di nascita e i legami di parentela di alcune migliaia di abitanti del paese (almeno, questa era la sua pretesa). Nessuno tra quei ‘matti’ era violento o pericoloso. E nessuno di loro è arrivato alla vecchiaia, il loro cuore ha ceduto prima. Ignorati, protetti o segregati, nelle loro vite hanno potuto decidere poche cose, forse solo il gusto del gelato offerto loro dalla suora baffuta. Quando vedo i leghisti oggi penso ad una sorta di favola grottesca, nella quale i provinciali che hanno perso i loro vecchi padroni – vinti dalla Storia – scelgono di essere guidati dallo scemo del villaggio e lo portano in trionfo, venerandolo come un eroe o un santo, raccogliendo nei reliquiari il filo di bava che scende piano dagli angoli della sua bocca.
Merita di essere trascritto nella sua interezza un commento dell’economista Michele Boldrin apparso su NoiseFromAmerika. Lo sottoscrivo integralmente. Fatte le dovute distinzioni, esiste una costante nella popolarità di personaggi nefasti come Mussolini Benito, Craxi Bettino e Berlusconi Silvio tra gli autodefinentisi ‘liberali’ nostrani. (Grazie ad Amaryllide per la segnalazione).
L’Italia è strapiena di servi di BS ed ex servi di Craxi che si definiscono “liberali”.
Tanto che oramai io mi vergogno di usare questo termine per definire una mia generale attitudine ideale. Dai Porro ai Martino passando per libertari de noantri, tea parties all’italiana, associazioni “anti-tasse e nient’altro”, ultra-cattolici in crociata, è tutto un autoproclamarsi “liberali” per poi difendere ed appoggiare qualsiasi atto criminale compiuto da BS e la sua banda.
La cosa meriterebbe una riflessione, perché è un fenomeno tutto italiano. Quando provi a dialogare con costoro ti rendi conto che, 8 volte su 10, sono liberali come io sono cinese. In realtà sono semplicemente “anti-comunisti” o, meglio, “antiquellidisinistra”. È una cosa monomaniacale, da minus habens: se l’affermazione X è fatta da uno di “sinistra” allora deve essere sbagliata, se il soggetto in questione (BS in questo caso) è contro la “sinistra” allora ha ragione su tutto e sempre, a priori, e via andando. Il liberismo non c’entra nulla, è pura copertura ideologica nemmeno tanto coerente. In media né l’han capito né l’han studiato.
La cosa più incomprensibile è come, mentalmente, selezionino il gruppo definito di “sinistra”. Non ne son certo ma ho una teoria diciamo così “empirica”, basata sull’osservazione e, purtroppo, la discussione con costoro. La “sinistra” è = exPCI+CGIL, nient’altro. Neanche i gruppuscoli erano di “sinistra” (infatti, decine di costoro son transitati tranquillamente dall’uno all’altro) perché ebbero il merito di “fare il culo” a PCI+CGIL (infatti, a suo tempo gli antenati di costoro ed alcuni fra i più anziani, sotto la guida di Craxi Bettino, ebbero una simpatia tattica per l’autonomia) né lo erano i radicali dei referendum su divorzio ed aborto perché operavano anti-PCI+CGIL. I socialisti, ovviamente, da Craxi in poi sono “anti-sinistra” per definizione, il che permette a personaggi tanto improbabili quanto incoerenti e statal-social-corporativisti come Brunetta, Sacconi e Tremonti di definirsi “liberali” …
La “sinistra”, nella mente di costoro, è PCI+CGIL, ossia la classe operaia delle fabbriche 1920-1980. La radice è una mescola fra l’odio di classe ed il terrore del piccolo borghese per i “rossi” che, nel biennio da essi colorato, venivano a portargli via la “roba” e che, nel decennio 1969-79, portavano gli operai “in centro” a disturbare lo struscio ed i bei negozi. Le radici storiche sono lì. Per questi “liberali” (te lo ammettono se li spingi all’angolo e mi è capitato) Benito era una brava persona (un “liberale”, dopo tutto) che ha dovuto fare quel che ha fatto perché c’erano i rossi da combattere. Come Pinochet il quale, mi spiegò tanti anni fa una variante USA del “liberale” italiano, “ne ha torturati ed uccisi migliaia, è vero … ma dopotutto eran tutti comunisti”. Appunto.
Da questa definizione di “sinistra” segue che chiunque ad essi (exPCI+CGIL) si accompagni, o anche solo qualche volta difenda, tale diventa. È infettivo l’essere di sinistra. Ecco quindi che la Bindi diventa di sinistra e che, nella mente di costoro, quel traditore di Fini è, chiaramente, un amico dei comunisti.
Funzionano così. Non è solo ignoranza (tremenda fra questi liberalidelcazzo, che mi son scocciato delle virgolette), è qualcosa di più profondo. È la paura storica della borghesia italiana per la redistribuzione di ricchezza e potere. Insomma, la ragione per cui il risorgimento italico NON fu nemmeno un tentativo di rivoluzione liberale: troppo rischioso, meglio tenersi il medioevo socio-politico che rischiare che qualche morto di fame ci porti via la roba ed i privilegi medievali … Non a caso il gruppo sociale dove questo tipo di liberaledelcazzo appare con più frequenza (relativa) consiste dell’aristocrazia terriera e della borghesia parassitico-professionale del Sud. Se voi girate per i ministeri romani e v’intrattenete con l’alta dirigenza dei medesimi, una buona parte della quale da lì viene, v’imbattete con grandissima frequenza proprio in questa figura sociale tutta italica: il liberaledelcazzo nostalgico della “parte buona” del regime.
Sono, in realtà, nostalgici di una versione non troppo criminale, non anti-semita e non guerrafondaia (ah, è lì che ci siamo rovinati … se facevamo a meno d’entrare in guerra, ora saremmo liberi di quella teppaglia, cara signora … è hitler che ci ha rovinato!) del fascismo. Oltre che, ovviamente, provinciali di scarsa cultura. Ah, la frequenza relativa di diplomati al liceo classico, fra questi liberalidelcazzo, è particolarmente elevata rispetto alla media della popolazione. Che sia per caso? Non credo. Nient’altro
Credevate fosse un semplice ominicchio à la Di Gregorio, un parassita trafficone e marchetta dei potenti, vergogna del Parlamento, nonché ulteriore dimostrazione della natura farlocca del movimento di Di Pietro. Beh, è certamente tutto questo, ma anche qualcosa di più. Figura simbolo del riscatto dei peones e maneggione untuoso come nella più pura tradizione pseudo-socialdemocratica italiota (vade retro, Saragat!), quello splendido cinquantenne di Domenico Scilipoti è anche un grande promotore delle medicine alternative. In particolare, l’ex dipietrista divenuto ‘responsabile’ pare interessato all’approccio olistico del medico ciarlatano e antisemita Ryke Geerd Hamer, come ci spiega Antonio scalari nel suo blog. La cosa fa il paio con il suo impegno signoraggista. A una testolina così lucida, glielo vogliamo dare un posticino, Presidente?