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25 anni

Carichi pendenti

Non vorrei disturbare l’universo.
Gradirei, se possibile,
Sconfinare in silenzio
Col passo lieve dei contrabbandieri
O come quando si diserta una festa.
Arrestare senza stridori
Lo stantuffo testardo dei polmoni,
E dire al caro cuore,
Mediocre musicista senza ritmo:
- Dopo 2,6 miliardi di battute
Sarai pur stanco; dunque, grazie e basta -
Se possibile, come dicevo;
Se non fosse di quelli che restano,
Dell’opera lasciata monca
(Ogni vita è monca),
Delle pieghe e piaghe del mondo;
Se non fosse dei carichi pendenti,
Dei debiti pregressi,
Dei precedenti inderogabili impegni.

2 Gennaio 1984

(Primo Levi, Opere, vol.II, Torino, Einaudi 1990)

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Andrea Zanzotto 1921-2011

Retorica su: lo sbandamento,
il principio “resistenza”

[...]

III

Orientarsi poco, in tutto. Essere in disordine
essere per forza morti e spesso
dichiaratamente
retorici e sciocchi o miseramente
vicini all’orientamento.
Oh retorico amore
opera-fascino
Non saltare e saltare al di là di questo cerchio
non promuoversi e promuoversi oltre.
Ardeva il fascino e la realtà
conversando convergendo
horeb ardevi tutto d’arbusti
tutto arbusto horeb il mondo ardeva,
E aveva una sola parola
(non è vero, no,
questa espressione è la punta di diamante
del retorizzamento, lo scolice della
sacramentale contraddizione,
ma vedi come ne sono…)
male ascoltata
bene ascoltata
una sola parola che diceva
e diceva il dire
e diceva il che. E. Congiungere. Con.
Torna, dove sei?
Torna: nel seno della cremazione
dai fieni cremati
torna io-noi, Hölderlin,
dipana il semplice sempre più semplice,
corri corri arrivano;
battaglione lepre, brigata coniglio,
all’assalto: è il tempo
dell’opus maxime oratorium.
Una riga tremante Hölderlin fammi scrivere.
Sì? Nel fascino tutto conversa converge?

[...]

(da La Beltà)

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Gil Scott Heron 1949-2011

You will not be able to stay home, brother.
You will not be able to plug in, turn on and drop out.
You will not be able to lose yourself on skag and skip,
Skip out for beer during commercials
Because the revolution will not be televised.

The revolution will not be televised.

The revolution will not be brought to you by Xerox
In 4 parts without commercial interruption.
The revolution will not show you pictures of Nixon
Blowing a bugle and leading a charge by John Mitchell,
General Abrams and Spiro Agnew to eat
Hog maws confiscated from a Harlem sanctuary.

The revolution will not be televised.

The revolution will be brought to you by the Schaefer Award Theatre and
will not star Natalie Wood and Steve McQueen or Bullwinkle and Julia.
The revolution will not give your mouth sex appeal.
The revolution will not get rid of the nubs.
The revolution will not make you look five pounds
Thinner, because The revolution will not be televised, Brother.

There will be no pictures of you and Willie Mays
Pushing that cart down the block on the dead run,
Or trying to slide that color television into a stolen ambulance.
NBC will not predict the winner at 8:32or the count from 29 districts.

The revolution will not be televised.

There will be no pictures of pigs shooting down
Brothers in the instant replay.
There will be no pictures of young being
Run out of Harlem on a rail with a brand new process
There will be no slow motion or still life of
Roy Wilkens strolling through Watts in a red, black and
Green liberation jumpsuit that he had been saving
For just the right occasion
Green Acres, The Beverly Hillbillies, and
Hooterville Junction will no longer be so damned relevant,
andWomen will not care if Dick finally gets down with
Jane on Search for Tomorrow because Black people
will be in the street looking for a brighter day.

The revolution will not be televised.

There will be no highlights on the eleven o’clock News
and no pictures of hairy armed women Liberationists and
Jackie Onassis blowing her nose.
The theme song will not be written by Jim Webb, Francis Scott Key,
nor sung by Glen Campbell, Tom Jones, Johnny Cash,
Englebert Humperdink, or the Rare Earth.

The revolution will not be televised

The revolution will not be right back after a message
About a whitetornado, white lightning, or white people.
You will not have to worry about a germ on your Bedroom,
a tiger in your tank, or the giant in your toilet bowl.
The revolution will not go better with Coke.
The revolution will not fight the germs that cause bad breath.
The revolution WILL put you in the driver’s seat.
The revolution will not be televised,

WILL not be televised,WILL NOT BE TELEVISED.

The revolution will be no re-run brothers;
The revolution will be live.

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Era la baia più bella del Giappone

Era la baia più bella del Giappone, e il poeta Matsuo Basho (1644-1694), il maggior compositore di haiku, come tanti altri prima e dopo di lui, ne era incantato. Quando arrivò a Matsushima restò sorpreso da tanta bellezza e si ritrovò senza parole per descriverla. Così, scrisse un haiku autoironico divenuto famosissimo: «Matsushima, ah! / Ah, ah, Matsushima! Ah! / Matsushima! Ah!»,

L’articolo me l’ha segnalato mio padre, che ogni tanto si ricorda di inviarmi gli haiku che compone. Di fronte a più di ventimila tra morti e dispersi, un disastro nucleare del quale si stanno ancora valutando le conseguenze e un paese intero messo in ginocchio è forse di cattivo gusto ricordare anche la Bellezza e l’anima di un Paese tra le vittime di una catastrofe? Non credo.

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Edoardo Sanguineti 1930-2010

“Lette accanto a quelle di Pagliarani e di Majorino (o anche di Amelia Rosselli) le poesie di Edoardo Sanguineti fanno subito un’ impressione di disinvoltura e scioltezza ludica maggiore: niente di sarcastico e di drammatico, come se l’autore ci tenesse a esibire un massimo di consapevolezza preliminare, una consapevolezza storico-critica, politica, marxista, dialettica, che prevede già tutte le risposte a tutte le domande, non si turba né si commuove, tutt’al più (e ci tiene molto) si diverte. Le sue poesie, perciò, sembrano deduzioni ludico-dialettiche e variazioni illustrative di una coscienza perpetuamente in crisi critica, eppure (e per questo) in larga misura pacificata. Il gioco poetico dunque, nelle sue apparenze ipercritiche, ha smesso di correre rischi e di temere cadute dolorose. In Corollario per esempio, libro del 1997, abbiamo in epigrafe, come primo pezzo, un’esemplificazione gustosamente didattica del poeta inteso come acrobata, funambolo, fachiro e volteggiante esibizionista della verbalità. Ma i rischi di questa acrobazia sono appunto neutralizzati in partenza, perché qualunque cosa accada la lingua poetica di Sanguineti è in grado di accogliere tutto, spiegare tutto, tenere lì ogni lapsus ed errore: il poeta-acrobata si rialza sempre illeso e ricomincia come prima. Con questo metodo e dati questi presupposti di ideologia e linguaggio, la poesia di Sanguineti, dopo le prime prove degli anni cinquanta e sessanta, così ultimative e in apparenza drammatiche, si è moltiplicata e replicata felicemente di libro in libro senza sostanziali sorprese ma neppure senza gravi cadute di livello. Il consapevole, onesto crepuscolo del piccolo borghese marxista d’avanguardia sembra essere diventato, da storico, metafisico: la sua mezza luce non tramonta mai, tutto resta bloccato nell’attesa della rivoluzione, evento ormai metastorico ereditato e conservato ideologicamente da Sanguineti nella formazione anarco-comunista della prima metà del Novecento, Sanguineti non accetta di andare oltre. Ma non è il cuore ideologico della poesia di Sanguineti ciò che la produce. Sanguineti è un seguace di Lukács e Brecht che lavora poeticamente con gli strumenti di Pound e di Breton, cioè l’intarsio culturale e l’automatismo. Smembra, dilata, spezza, condensa, sospende gli enunciati. Non si emoziona mai. E’ prigioniero del comico e del grottesco, in cui sa raggiungere risultati notevoli. Mostra l’interiorità borghese e post-borghese come un deposito surreale di detriti storici, pensieri malformati, sogni già reificati e divorati dagli appelli pubblicitari, dall’estetica della merce: un caos enumerativo e iperletterario esilarante e triste, che non porta a niente, o meglio produce epitaffi nichilisti. Le poesie non più poesie e non ancora poesie di Sanguineti procedono per allitterazioni, iterazioni, incisi, parentesi esplicative e fàtiche, rime senza versi, sonetti mostruosamente irriconoscibili. Ogni testo singolo si conclude con un’indicazione di inconclusione o di inconcludenza: i due punti. Ogni sequenza è aperta sul vuoto, sulla variazione e l’aggiunta ininterrotta. E così ogni libro.”

(Alfonso Berardinelli, Casi Critici-Dal postmoderno alla mutazione, pp.325-326)

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