L’amara medicina
Come giudicare il medico – o il tecnico – che, per salvarti la vita, ti amputa una gamba? Le prime reazioni a Monti rientrano nella norma (anche il delirio leghista vi rientra): di fronte ai provvedimenti impopolari è inevitabile la resistenza di chi abbia tratto qualche vantaggio dall’uso della parola ‘popolo’ . Anche la Lega nella sua fase, delirante e ridicolissima, “di lotta”. si è già vista. Che Monti stia tuttavia muovendosi da buon equilibrista lo provano le critiche (alquanto frettolose, a dire il vero) di Alesina e Giavazzi. Ma ciò che di realmente nuovo porta questo governo è l’assenza di infingimenti propagandistici. Se c’è qualcosa di apprezzabile nei tecnici, oltre alla loro competenza, è l’assenza di riflessi “politici” in senso deteriore. Niente voti da guadagnare né clientele da mantenere, ma una certa brutale chiarezza di cui in momenti come questo c’è assoluta necessità.
Ecco quindi che anche l’assenza di una patrimoniale – assenza difficile da digerire, per quanto mi riguarda – assume un segno diverso dal previsto. Sappiamo che è più facile prendere poco a molti che non molto a pochi e per ora concediamo il beneficio del dubbio al Professore: prendiamo il suo non come rifiuto ideologico (“paesi considerati civili” come la Francia, adottano un’imposta sui grandi patrimoni, ricorda Monti), quanto come un puro calcolo di efficacia: con una lentezza curiale che ricorda forse quella di Prodi e con soltanto un sentore appena percettibile di ironia, Monti ha spiegato infatti come, per arrivare legalmente ad individuare i grandi patrimoni ai fini di un prelievo, occorra mettere a punto strumenti di indagine dei quali ora non disponiamo. Questa cosa porterebbe via due anni – un’era geologica in tempi di crisi – durante i quali, peraltro, i capitali prenderebbero facilmente il volo fuori dai nostri confini.
Sull’altro grande tema, quello delle pensioni, l’esposizione della Fornero è stata ineccepibile, nella forma e nella sostanza. Non ci ricordavamo più cosa potesse significare veder piangere un ministro: la tensione nervosa sciolta nel pianto è stato un segno di reale partecipazione, cioè di verità. Quando il Ministro avverte che i principi di equità, in questo preciso momento, sottostanno ai vincoli finanziari, stabilisce un rapporto onesto con il Paese, e non è poco. Oltre a questo – importantissimo – aspetto comunicativo, entrando nel merito della riforma (della riforma della riforma della…), non riesco a trovare alcunché di scandaloso nel c.d. adeguamento dell’età pensionabile. E’ probabile che sia stato plagiato dai temibili apparati della propaganda demoplutoippoquiquoqua, come pensano alcuni dei miei vecchi compagni, eppure, che vi devo dire, trovo l’argomento della Fornero estremamente convincente: se lo Stato non mi dice quando mi devo sposare o avere un figlio, perché dovrebbe dirmi quando smettere di lavorare? La Civiltà del Lavoro e le sue contraddizioni durante la crisi: quanto è miope una visione della Vita che si spenda in lotte per difendere due anni di pensione? Quello che viene svelato in momenti come questo è un quadro deprimente, nel quale ai quarant’anni (il “numero magico” di Susanna Camusso) di lavoro salariato – cioè di galera – seguirebbero vent’anni di meritato riposo. Il che porta a riflessioni ambigue ed imbarazzanti: il Lavoro nobilita l’Uomo, al punto da desiderare di fuggirne non troppo tardi? La vita è quella liberata dal Lavoro organizzato? E’ tragicamente così, per quasi tutti noi. E la risposta ‘di sinistra’ dovrebbe forse essere quella per cui la Vita si ritrae, si comprime e si realizza negli anni di una (asupicabilmente lunga) vecchiaia assistita? Mio Dio. Non vedo segni di progressismo in questo, e nemmeno di Socialismo, per come (sempre più) confusamente lo immagino. Sappiamo quanto sia centrale la funzione dei sindacati. E tuttavia, anche tralasciando i due ingialliti Angeletti e Bonanni – risvegliatisi alquanto tardivamente dal loro sogno di pace sociale – non trovo più sostenibili alcune posizioni di CGIL su questo punto. Posizioni che si spiegano molto semplicemente con la crisi profonda dell’occupazione, e quindi con la caduta del numero di lavoratori attivi iscritti al sindacato, superati dai pensionati. Capisco il gioco delle parti, la necessità di difendere la categoria prevalente dei tesserati: proprio per questo occorrerebbe un sindacato meno attaccato alla retorica e più alla concretezza del nostro scenario. O qualcuno è sinceramente convinto che si possano difendere salari e pensioni dopo un’eventuale bancarotta del Paese e una fine della moneta unica europea?


