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un cane scioltissimo

Tag: tenere un blog

Animelle del commercio

Le piccole anime digitali del commercio, quelle dei banner che qualcuno di voi lettori potrebbe ritrovare in fondo ai post. Visitando il blog da non-loggato mi è capitata un’offerta di voli low-cost (sarà forse il caso di partire?). Naturalmente i proventi della pubblicità – la cui presenza è contemplata nei termini di servizio – vanno interamente a WordPress, non all’autore, che non sa e non vuole fare quattrini con internet. Ogni tanto è bene ripeterlo: la Rete – il suo corpo, i 555 milioni di web server accesi e connessi nel Mondo e il lavoro che li fa funzionare – ha un costo. Se in una rivista i cui redattori e tipografi non percepiscano il becco di un quattrino rimangono comunque i costi di stampa, così la presenza sulla Rete ha un costo, coperto dal mercato pubblicitario. A meno che, ovviamente, non si decida di pagare per il proprio dominio e diventare così editori. Per ora accetto di buon grado questo limite alla mia sovranità e la pubblicità non mi disturba. Mi aiuta anzi a non dimenticare la realtà della Merce. Se dovesse però disturbare qualcuno di voi e, soprattutto, se trovaste qualche annuncio particolarmente scemo o in buffa consonanza con il contenuto dei post, vi prego di segnalarmelo. Grazie.

Riforme senza spesa

Ad esempio, un restyling del blog. Il tema, così meravigliosamente essenziale, è Manifest, l’autore è Jim Barraud, grazie alle cui foto scopro che esiste persino una lente macro da piazzare sull’iphone (non che io abbia un iphone, ma la cosa desta comunque curiosità).

Just another blog, etc.

Capita che abbia questa fregola dello scrivere molto senza far leggere nulla (salvo, raramente, alla mia donna). Conservo scheletri di romanzi, interiora di critica cinematografica e musicale, resti escrementizi di commenti politici. Tutta roba che lascio lì a fare compost. Scrivevo anche su certi newsgroup, ma si trattava perlopiù di scontri personali, alla soglia della querela. A un certo punto si preferisce, come dire, avere la chiavetta della bacheca e soprattutto ritrarsi nella scrittura in quanto tale. Aiuta avere qualcosa da dire, ma non è necessario. La domanda non è tanto: “perché mettersi a tenere un blog?”, ma semmai: “perché ammorbare gli amici di facebook con estenuanti discettazioni sul niente?’”La differenza sta nell’invasività del messaggio in relazione al mezzo: fb richiede un atto positivo per evitare i molestatori: settare in un certo modo le impostazioni della privacy, bloccare il tal utente, negargli l’amicizia o toglierla, etc. Insomma energie spese per evitare di leggere qualcosa. Di un blog invece si può tranquillamente ignorare l’esistenza (ok, non prendetemi alla lettera!).
Il tentativo del blog l’avevo già fatto, per la verità. Credo di aver scritto due post in quattro anni, il primo sulla rottura dello scaldabagno a dicembre, il secondo sulla sconfitta di Berlusconi (sembra un secolo fa, eh?).
Nel frattempo quel blog è sparito, ho cambiato casa, il cavaliere è tornato con le Panzerdivisionen, la crisi globale e il conseguente crollo del monte ore lavorate, unito alla perniciosa comparsa di facebook, mi ha sospinto nuovamente verso la pratica della scrittura pubblica. Senza dimenticare quello che diceva Kundera sulla grafomania

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