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Fine della storia

Raramente mi è capitato di assistere – di persona o in video – ad una demolizione controllata di queste dimensioni. La demolizione di un leader, anzi, la sua rottamazione. Al di là delle fesserie complottiste, è evidente come tutta la storia delle ruberie abbia rappresentato la perfetta occasione per un cambio al vertice che,  in un movimento semitotalitario e fondato sul culto della personalità, non è proprio una faccenda semplice. Un leader handicappato, da tempo mera appendice berlusconiana e divenuto reliquia vivente, i suoi potenziali sostituti che premono, la voglia di molti di sganciare il partito dalla zavorra-Berlusconi (scambiando il declino leghista per il suo). Tutto questo segnala la naturale conclusione di un ciclo. Bossi non ha più scelta e si fa da parte, senza rinunciare a qualche richiesta patetica - chiede di poter scegliere il 20% dei candidati al Consiglio Regionale, “altrimenti che ci sto a fare qui?”.

«Dov’è Zaia? Fatti avanti che stai sempre dietro…cominci a preoccuparmi, tu. Leggimi lo statuto, a vedere che imbrogli….se mi avete fatto degli imbrogli…»

«Guarda, non ci sono imbrogli, la prova è che, praticamente all’unanimità, è stato votato» [sic]

«E questo…è già preoccupante…»

L’aspetto più notevole della fine di Bossi è nel suo essere una fine così violentemente esplicita. Allo scemo del villaggio, privato del potere almeno formale che la folla proiettava su di lui, è concessa forse l’ultima apparizione importante.  In questa uscita di scena, in questo rito invero piuttosto frettoloso, non viene mai toccato il registro del tragico. Si rimane dalle parti del grottesco, del volgare, del popolano (“popolare e popolano”, diceva anni fa l’Umberto del suo movimento). Recriminazioni confuse, frecciate agli avversari, i cui nomi non vengono mai fatti, una faticosa ironia, qualche goffa infusione sapienziale – la storia di Re Salomone come confusa metafora della leadership di Bossi (osservatelo raccontare, indistinguibile dalla parodia “gumpiana” di Maurizio Crozza). Un attimo di commozione, poi la discesa dal palco. Nell’attimo in cui Bossi ha terminato il discorso ed ha voltato le spalle alla platea per scendere le scale – col suo solito passo malfermo, accompagnato per mano – ecco, in quell’attimo io ho avuto pietà di quell’uomo.

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Il capocomico lascia la compagnia

La notizia è che Umberto Bossi si è dimesso. Beh, finalmente, direi. Uno col suo handicap, del resto, mica può reggere ancora a lungo i ritmi della politica attiva. Ma no, dice che si è dimesso per le accuse a Belsito, il tesoriere. Uno scandalo che colpisce anche il “cerchio magico” e la famiglia Bossi. Usavano i soldi dei rimborsi elettorali per i loro comodi! Uhm, fatemi capire: la novità consisterebbe nel fatto che i leghisti rubano? Ma pensa. E la faccenda Credieuronord-quote latte? Già dimenticata, eh? Oh, poi magari i loro elettori credevano davvero che un fazzolettone verde al collo rendesse immuni dal potere dei quattrini, vai a sapere. Chi crede all’esistenza della Padania può credere a tutto, in fondo. Il punto è che le ruberie non dovrebbero suscitare grandi sorprese. L’istigazione al genocidio sì. In realtà ci siamo abituati pure a quello. Mica male, come lascito culturale della Seconda Repubblica, no? Dice, sì vabbè, le solite boutade, dalla pallottola che costa cinquecento lire ai cappi alle sparate razziste di Borghezio alle “rivoluzioni” invocate da Giancarlo Gentilini, è tutto teatro. Faceva teatro (di strada) pure quell’ex Senatore della Repubblica che qui a Venezia, l’estate scorsa, minacciava di morte un mio amico senegalese: «Adesso salgo a prendere la pistola e ti ammazzo, e scommettiamo che non finisco neanche in galera?». Si sa che col teatro in Italia non si campa. Perciò rubano.

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Amici di penna

- Allora Umberto, gliela vuoi dare un’occhiata a questa lettera o no? Guarda qua…

- Mh.

- Che entusiasmo. Sono stato su tutta la notte a scriverla, sai?

- Eh… ma tanto…tanto te…gggh…te stai sempre su tutta la notte…

- Che c’entra?! In genere faccio altro, non scrivo letterine a Brussèl, mi faccio le “letterine”, piuttosto!

- Ghhh…

- Insomma, eccola qua, te la leggo io:

Gentile dott. Trichet,

La informiamo che il suo abbonamento al pacchetto Mediaset Premium, comprensivo di diretta Champions League, è in scadenza…” No, scherzo…EH EH EH! Carina no?

- Bhfff…

- No, dai, seriamente:

Gentile dott. Monti,

Ci pregiamo di comunicarLe che la rateizzazione…

- Bravo, rateissasione…’ssasione…tanto poi non paghiamo e quando arriva…quando arriva l’ufficiale giudissiario…rrr… facciamo finta che non c’è nessuno…

- ‘Scolta:

…che la rateizzazione del suo strumento di previdenza integrativa, concordata in precedenza con il nostro agente Mediolanum di zona, deve essere rinegoziata, perché il suddetto agente è un pirla..e l’abbiamo dovuto anche licenziare” AH AH AH AH AH AH AH…carina anche questa, no?

- Mmgh. Silvio…senti una cosa…

- Dimmi, caro.

- Ma te…. ti diverti propio a fare il pajass?

- Certo che non si può mai scherzare con te! Sensofiùmor, questo sconosciuto! Dai, adesso faccio il serio, promesso. In realtà la lettera non l’ho ancora scritta, proprio perché ti rispetto, in quanto alleato e in quanto amico, e insomma avrei piacere che la scrivessimo insieme.

- Mmgh…

- Benissimo. Dunque, hai qualche suggerimento? Io pensavo semplicemente di scrivergli che stiamo lavorando e che non rompessero i coglioni…magari mettendola giù in modo cortese…

- Ci devi dire…ci devi dire che le pensioni dei lavoratori padani… non si toccano!

- Eh no scusa Umberto, lo sai che questo non lo posso…

- Piuttosto meglio toccare i grandi patrimoni…

- Ma lo vedi come sei? Ricorda, signorino, che il patrimonio del qui presente dottor Berlusconi è servito a salvare il culo ai tuoi amici investitori della domenica, quando si erano messi in testa di avere una banca tutta loro! Ricordi?

- Bbbhggh!

- Non fare i capricci. Io le mani in tasca agli italiani non…

- Ghhh…Silvio…basta co’ sta manfrina, dai… ce le hai già messe…le tasche nelle mani…le mani nelle tasche…

- Cribbio, mi fai veramente incazzare quando fai cosí! Basta adesso, scriviamo o no???

- Va bene…te la detto io…

- Ma neanche per idea!

- Devi dirci delle quote…che non tagliamo niente…ggghh…e che ci diano indietro le quote…

- Le quote? Che quote?

- …che gli allevatori padani…’dani…sono alla fame…

- Ma di che caspita parli, delle quote latte? Stiamo parlando d’altro! Sveglia, rincoglionito!

- BBGGHHRR…rincoglionito…’onito…sarai TE!

- Eh, insomma…a me pare che qui quello che non ci sta con la testa sei tu!

- E alura…e alura il governo…te lo reggi da solo…coi tuoi scilipoti…se ne trovi abbastansa…capito?

- No, senti, non trascendiamo, adesso..dobbiamo mantenere la calma e stare uniti, altrimenti qui ci fanno il culo, capito? Senti, facciamo che le pensioni non le tocchiamo, e nemmeno i patrimoni…e sai che ti dico? La facciamo scrivere a qualcun altro. Ma ti pare che con la mia posizione e con tutti i problemi che ci ho, mi metto a scrivere le lettere? Adesso chiamo Letta, lui ha degli stagisti dello IULM che magari ce la scrivono direttamente in inglese, rigirandogliela un po’…in modo da avere un altro annetto per sistemare le nostre rogne, e poi…

- Pfffttt…

- Bravo.

Aggiornamento delle 16:30:

G.LETTA: PER LETTERA A BRUXELLES SERVE QUALCHE RITOCCO  – “Mi dovete scusare se me ne andrò prima ma quella letterina che Berlusconi porterà questa sera a Bruxelles ha bisogno di qualche messa a punto e di qualche ritocco”. (ANSA)

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I leghisti da vicino

Sono comparsi come dal nulla, gli stand che vendevano la “pasta padana  formato Sole delle Alpi” o gli accendini dei “Volontari Padani”, e soprattutto l’enorme palco dal quale lo stanco leader e i vari suoi pretoriani hanno fatto i loro discorsi. Efficientissimi, hanno montato tutto di notte, o la mattina molto presto, ed hanno smontato tutto senza lasciare nemmeno un pezzetto di nastro adesivo. Questo bisogna riconoscerglielo, son gente ordinata. Io e M. abitiamo a cinquanta metri da Riva Sette Martiri che, prima e più che luogo scelto dalla Lega da ormai quindici anni per la sua “Festa dei popoli padani”, è un importante luogo di memoria della Resistenza. Chissà se il popolo leghista qui convenuto ne sa qualcosa. Eppure il Bossi ha rispolverato in quest’occasione l’uso retorico della parola fascismo, prendendosela non ricordo più con chi. L’impianto PA è potentissimo, anche tenendo le finestre chiuse sentiamo tutto. Sono ordinati, ma fanno un gran baccano. «Bo-ssi! Bo-ssi!» Ad un certo punto usciamo per vederli da vicino. Il malessere è forte, ma in fondo l’impressione generale è la stessa che tempo fa mi aveva ispirato queste righe:

Mi ricordo degli scemi di paese che i genitori, spesso anziani e a loro volta bisognosi di cure, affidavano alla parrocchia. Li vedevi passare in piazza, a gruppetti di tre o quattro, guidati da una suora baffuta. Col tempo ho imparato ad associare le etichette della medicina alle cause della loro marginalità: schizofrenia, deficit intellettivi, autismo. Ognuno di loro, singolarmente, manifestava un qualche guizzo di personalità interessante, o un talento particolare. Ad esempio, mi ricordo di B., un signore ritardato di quarant’anni, alto due metri, la faccia di Klaus Maria Brandauer. Il prete gli faceva portare la croce ai funerali, ma ben altro era il talento di B., che possedeva una memoria realmente prodigiosa. Avendo accesso in qualche modo ai registri parrocchiali, B. li aveva mandati a memoria, e conosceva la data di nascita e i legami di parentela di alcune migliaia di abitanti del paese (almeno, questa era la sua pretesa). Nessuno tra quei ‘matti’ era violento o pericoloso. E nessuno di loro è arrivato alla vecchiaia, il loro cuore ha ceduto prima. Ignorati, protetti o segregati, nelle loro vite hanno potuto decidere poche cose, forse solo il gusto del gelato offerto loro dalla suora baffuta. Quando vedo i leghisti oggi penso ad una sorta di favola grottesca, nella quale i provinciali che hanno perso i loro vecchi padroni – vinti dalla Storia – scelgono di essere guidati dallo scemo del villaggio e lo portano in trionfo, venerandolo come un eroe o un santo, raccogliendo nei reliquiari il filo di bava che scende piano dagli angoli della sua bocca.

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Farid Adly sulla situazione in Libia

Mentre Bossi spiega perché la Lega è contraria all’intervento, un giornalista libico si dichiara favorevole. Farid Adly vive da più di quarant’anni in Italia, molti lo conoscono come conduttore di Radio Popolare. Riporto qui un suo intervento su facebook a proposito degli ultimi sviluppi della rivolta e dell’intervento internazionale:

E’ diritto dei pacifisti italiani dichiararsi contrari all’intervento delle potenze occidentali, ma non mettano in campo ragioni che riguardano la nostra ricchezza petrolifera… Non ho dubbi che USA, Francia e GB non sono lì a difendere il mio popolo. Lo so che sono lì per il petrolio e per le commesse future. Vi ricordo che però loro ce l’avevano anche prima. Non hanno organizzato loro la rivolta in Libia. Per loro sarebbe stato meglio se fosse tutto come prima, quando ballavano con i lupi. Un discorso a parte per il miliardario ridens. Ha fatto ridere i polli e ha trascinato l’Italia in una situazione ridicola. Un giorno dice una cosa e l’altro ne dice un’altra. Ha superato se stesso quando la mattina ha detto che Gheddafi è tornato in sella e poi la sera, dopo che ha capito le intenzioni dell’ONU, ha cambiato idea per dire Gheddafi non è più credibile Se il governo italiano ha fatto una brutta figura, peggio hanno fatto certi opinionisti della nostra sinsitra attaccati a conceti ideologici, dimenticando la resistenza italiana contro il regime fascista e la repubblichina di Salò. Ecco Gheddafi per noi libici rappresenta quello e i nostri ragazzi sono i nuovo partigiani. Il Consiglio Provvisorio Transitorio ha detto una parola chiara: non vogliamo eserciti di terra nel nostro territorio. Noi vogliamo la libertà e mettere finire alla triannia, scrivere una costituzione e scegliere in elezioni libere chi dovrà governara il paese. Questo processo è guidato da magistrati, avocati, medici, ingegneri e cosa sento e leggo su giornali di sinistra scritto da prof. di sinistra? Che la Libia è un abitata da beduini. Si sono dimenticati che la Libia nel 1804 ha sfidato e sconfitto gli Stati Uniti. Se il governo italiano ha fatto una brutta figura, peggio hanno fatto certi opinionisti della nostra sinistra attaccati a conceti ideologici, dimenticando la resistenza italiana contro il regime fascista e la repubblichina di Salò. Ecco Gheddafi per noi libici rappresenta quello e i nostri ragazzi sono i nuovo partigiani. A chiunque non piace quello che sta succedendo è liberissimo di pronunciarsi contro, ma si deve metter la mano sulla coscienza e chiedersi cosa ha fatto quando 1200 detenuti sono stati uccisi a Abu Selim nelle loro celle in un giorno solo, il 26 Giugno 1996. Noi lottiamo per la nostra libertà. Non so se questo dice qualcosa a certi “signori” di certa sinistra italiana. Alcuni arrivano a ripetere cliché retaggio del colonialismo culturale, dimostrando ignoranza della realtà libica. Noi oggi siamo protagonisti e vogliamo chiudere con il dittatore.

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