“Un giorno senza di noi”

Un piccolo promemoria per i tre o quattro lettori del blog: domani è il 1 marzo e c’è lo sciopero dei lavoratori stranieri. E’ una buona idea, che naturalmente non nasce in Italia, ma al di là delle Alpi. (Non che le buone idee nascano soltanto in Francia, anzi. Ma sappiamo dove, generalmente, non nascono). Un giorno senza di loro, per vedere l’effetto che fa, in paesi in cui gli immigrati, “regolari” o meno, producono parti consistenti del PIL (il 7% in Italia). Che siano essenziali per la vita economica lo dicono tutti, a partire dalle imprese. Anche e soprattutto per chi fa profitti col sommerso. Non lo dicono, ma lo pensano, i sostenitori dell’ideologia securitaria, ossia le merdacce che raccolgono voti dopo aver diffuso paura e pregiudizio razzista. Un primo segnale per questi filistei, se non altro, anche se i dubbi sull’efficacia della mobilitazione rimangono. Da un lato, i sindacati non partecipano perché contrari a scioperi ‘separatisti’ e perché costretti a contendersi coi leghisti gli ultimi residui di classe operaia autoctona (ma questo non si dice…). Pure i COBAS contestano l’iniziativa ma, per motivi di opportunità politica, indicono uno sciopero generale coincidente. Dall’altro, i tanti lavoratori non sindacalizzati, tra autonomi e “atipici” – per non parlare degli schiavi senza permesso di soggiorno impiegati nell’agricoltura e nell’edilizia – non possono materialmente permettersi di scioperare. Le voci delle varie comunità straniere non sembrano granché favorevoli, stando a quanto si legge su Assaman, la rivista diretta da Pap Khouma. Va detto comunque che quello di domani non è un vecchio sciopero operaio. Si può aderire non soltanto astenendosi dal lavoro, ma anche dal consumo, dalla fruizione dei servizi pubblici e in generale dalla partecipazione alla vita del paese. In particolare, le famiglie degli immigrati dovrebbero, per un giorno, tenere i figli a casa da scuola. Quest’ultima cosa mi lascia perplesso. Sono convinto che saranno anche quei ragazzini a cambiare questo paese ed eventualmente il mondo, ma devono farlodi loro iniziativa, quando saranno cresciuti.

Nel frattempo, per quello che può valere, io domani porterò il mio bel nastro giallo.

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