Bene, sturiamoci il naso

E’ ormai certo, Giorgio Orsoni sarà il nuovo sindaco di Venezia. Si suppone che io debba gioirne, avendolo votato (più precisamente ho votato una delle liste che lo sosteneva, perdente alle primarie e tra poco certamente ricompensata con una poltrona di assessore). Dovrei gioire se non altro perché l’avanzata verde si è fermata al Ponte della Libertà – o meglio alle porte di Trivignano. Venezia rimane “un baluardo” che resiste all'”avanzata barbarica” della Lega e delle destre, in Veneto e in Italia. Questo volendo sprecare un po’ di retorica. In realtà la consolazione è piuttosto magra. I numeri parlano chiaro: iniziato il declino berlusconiano, la destra berlusconiana governa la maggior parte delle regioni più importanti. Tiene il blocco delle ‘regioni rosse’ – dove comunque la  Lega avanza , tiene la Puglia di Nichi Vendola. C’è da chiedersi se l’ennesima lezione verrà in qualche modo accolta dai dottori Frankenstein del PD. Non basta cucire assieme i pezzi di qualche partito-cadavere e sperare nella ‘scarica’ decisiva. Né basta usare lo spauracchio di Grillo per far dimenticare le scelte aberranti di questi ultimi anni.

Ma vorrei concentrarmi su Venezia, tentando di capire perché veramente non mi riesce di esultare per Orsoni.  Già assessore al bilancio nella giunta Costa, che non viene ricordata in quanto esempio di trasparenza, o per  le ‘buone pratiche’ rispetto alle decisioni sulla città, Orsoni è anche socio di un importante studio legale che rappresenta, tra gli altri, la famiglia Coin e la Fondazione Musei Civici. E’ ordinario di Diritto dell’ambiente all’Università Ca’ Foscari. E’ Procuratore di S.Marco, carica se non altro simbolicamente molto importante per i cattolici veneziani. E’ inoltre consigliere nel cda della Fondazione Giorgio Cini. Questo il curriculum del personaggio. Riguardo al suo programma, niente di nuovo rispetto alle promesse, poi disattese, delle giunte Cacciari. Basti però aggiungere che Orsoni è favorevole alla Sublagunare, cioè alla peggiore iattura per la città dopo il MOSE. Non proprio un candidato all’insegna del rinnovamento, per così dire. Ma passi. Ne ero ben consapevole, quando l’ho votato. Diciamo che sento di condividere l’analisi di Edoardo. Con Orsoni vince la “sinistra di sistema”, cioè quella parte di ceto politico che ha saputo restare in sella in questi anni, attraverso il proprio  sistema di clientele.  Sembra che la maggior parte delle grandi scelte speculative non siano più negoziabili dalle amministrazioni, qualsiasi sia il loro colore, e che sia impossibile qualunque scelta strategica sulle città. Si gestisce l’esistente, sperando che la libera iniziativa porti qualcosa di buono (a volte lo fa).  Nel frattempo però occorre creare le condizioni per essere rieletti, anche attraverso quella rete sociale e produttiva di natura pubblica, o comunque dipendente dall’amministrazione comunale, fatta di partecipate, società di servizi, cooperative, associazioni culturali o sportive, centri sociali occupati, e naturalmente baristi – essenziali figure di mediazione sociale! In una città in cui si vince per poche centinaia di schede, sono i microinteressi clientelari, i piccoli pacchetti di voti, a diventare decisivi. “Embè? Preferivi Brunetta?” mi si chiede. Certamente no. Esiste sempre la possibilità che io sia un tremendo cagacazzi, un eterno insoddisfatto. Per molti invece il risultato principale è raggiunto: la ‘diversità’ di Venezia è salva. Spesso in questi anni, di fronte all’avanzata leghista, si è ritenuto utile, a fini scaramantici, invocare alcune caratteristiche costitutive (o presunte tali) della città: Il cosmopolitismo e i costumi estremamente tolleranti dell’antico emporio mediterraneo, l’antifascismo come virtù perenne, una certa superiorità culturale rispetto alla terraferma veneta (la cosiddetta “campagna”). E’ tutto vero, o forse no. In ogni caso a me non basta. Tanto più che Orsoni, il candidato della continuità, dovrà tentare di replicare con Zaia quell’appeasement messo in pratica ultimamente tra Galan e Cacciari. Questa volta direttamente con un leghista. Venezia è una città difficile, affamata di risorse, legata più di altre ai governi nazionale e regionale.  I leghisti faranno pure ribrezzo, ma in questo momento hanno in mano i cordoni della borsa. Meditiamoci su.

Egregio professor Orsoni, io stasera non festeggio, ma forse non dovrebbe festeggiare nemmeno Lei. Dovrà tentare di risolvere i tanti problemi di una città complicatissima. Per parte mia, nel mio piccolissimo, prometto di romperLe i coglioni a cadenza regolare. Buon lavoro.

Postilla : un cretino ha sentito la necessità di scattare una foto a Brunetta mentre, in difficoltà a causa della statura, infila la scheda nell’urna. Lo stesso cretino l’ha poi pubblicata su facebook, annunciando di non aver “saputo resistere”.
Ora, tutti quanti, me compreso, hanno assecondato almeno una volta il proprio infantile senso del ridicolo, con Brunetta. Almeno una volta, la battuta è scappata. Ma il livore e l’aggressività – tipicamente elettorali, va detto  – dei commenti a quella foto, che vanno dallo “schifoso” al “nano maledetto, poteva almeno portarsi uno sgabello da casa” non sono giustificabili da parte di gente che si definisce ‘di sinistra’ (magari dalla stessa amica femminista che ti ha criticato per l’uso della desinenza -essa, ritenuta sessista…). E’ del tutto inutile usare un lessico sorvegliatissimo, ai limiti della polizia linguistica, in nome della correctness, se poi l’istinto del ragazzino che è in noi ci porta a sfottere Brunetta, come il più piccolo della classe. Il punto è che i nani, ahiloro, non sono una “soggettività” politica, e non sono, per il momento, oggetto di contese: ecco cos’è il politically correct, ecco perché lo detesto e perché non ha nulla a che fare col rispetto e la ‘carità’, in senso pasoliniano, cioè la comprensione e la compassione per ogni essere umano. Comprensione? Compassione? Brunetta è uno stronzo, un personaggio detestabile. Altro che compassione! In quanto potente, e in quanto stronzo, merita invece di diventare oggetto di satira.  “In ogni epoca si sono colpiti il potente, il prepotente, il privilegiato, etc.” Certamente è così, e Viva la satira. La quale è  però un genere ben preciso, per sua natura è portato a ‘trascendere’, attraverso un uso aggressivo dei mezzi linguistici, con l’obiettivo, nel caso si tratti di politica, di smascherare le contraddizioni del potere, anche attraverso la caricatura e la ricerca del ridicolo. Il cretino che fotografa Brunetta non fa satira, non fa emergere alcuna contraddizione, se non quella di lui persona ‘de sinistra’ che si comporta come un fascistello delle medie (alle medie si è tutti un po’ fascisti, ne sono convinto. E’ colpa dei primi ormoni).

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5 thoughts on “Bene, sturiamoci il naso

  1. Edoardo Luppari scrive:

    Per usare una metafora, brindare a Orsoni è come festeggiare perchè la montagna non ci è crollata addosso, invece di preoccuparci della casa in rovina che abiteremo per altri 5 anni.

  2. […] magari staranno gioendo per la “catastrofe evitata” mi sento di far presente da subito: teniamo vivo lo spirito critico, non accontentiamoci della mediocrità. Categories: Elzeviro veneziano, Politica e Politiche, […]

  3. Marco D scrive:

    Su Brunetta mi piacerebbe dire che ogni riguardo per uno che manda gli altri a morire ammazzati è fuori luogo. Ma sono d’accordo con te: è la differenza tra freak di Tod Browning ed Elephant Man di David Linch, per stare al cinema.

    • Federico scrive:

      Marco, mi piace il parallelo cinematografico. Penso semplicemente che le azioni e le parole siano sufficienti – ce n’è d’avanzo – mentre l’altezza non mi interessa.

  4. Giovanni scrive:

    Non condivido come te questa felicità veneziana per Orsoni. Facile dire “poteva andare peggio”, “poteva arrivare Brunetta”. Io che mi ricordo la Venezia degli anni ’80 con i Laroni di turno concordo: l’abbiamo scampata. Rimosso il sospiro di sollievo però guardiamoci intorno. Ha vinto come al solito la Venezia dei notabili e questo è in puro stile veneziano. Orsoni è nuovo quanto un’architettura umbertina. Ha il sapore delle lapidi commemorative ottocentesche sparse per Venezia che ricordano l’ampliamento di una via o la costruzione di case popolari alla Madonna dell’Orto. Dalla sua bella casa affacciata sul Canal Grande il nuovo Sindaco con rapida e breve passeggiata ogni mattina si recherà all’ulteriore prestigiosa poltrona che ricopre. Mestre rimarrà Mestre e Venezia continuerà a dormire. Il nuovo notabile di gran famiglia come i senatori veneziani durante l’agonia della Repubblica che tipo di novità potrà portare a Venezia? Si è giàvisto in questi anni con Cacciari: siccome non c’è uno straccio di idea vera si maschera l’assenza di pensiero con le opere: il ponte, la ferrovia monorotaia Tronchetto-Piazzale Roma, il Mose e ora la sublagunare. Cemento e acciaio al posto delle idee. Perché Orsoni dovrebbe cambiare qualcosa a Venezia? La Venezia che c’è gli ha dato tutto a partire dalla culla: docenza universitaria, Basilica di San Marco, Fondazione Cini e chi più ne ha ne metta. Che tipo di Venezia ha visto il nostro neo-sindaco in questi anni dal balcone del suo palazzo veneziano? Non quella creativa respinta alla Giudecca perché gli spazi come la dogana il sindaco-filosofo confuso e tombeur de femmes se li è venduti a Pinault e alla sua esposizione-marchetta per rivendersi meglio i suoi quadri. Brunetta avrebbe ucciso Venezia, Orsoni la lascerà languire come una oppiomane.

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