Il critico babbo e la figliola prodiga

“Gentile Renato Barilli, io penso lei sia un venduto, e penso questo, con dispiacere quasi intenso, quasi un rosa vivo, da gerbera offesa, oppure da gote di bimbo sfinito e sudato, a causa di un’insolita corsa. Io penso lei sia un venduto, e questo sostengo, seppur nulla mai del tutto è venduto, poiché nulla, mai del tutto è esistente.”

Essù, ditemi che ancora qualcuno tra voi possiede il senso del ridicolo.

Isabella Santacroce pratica quel genere di letteratura combinatoria made in Dams che mescola erotismo sciatto e oggetti della cultura di massa, in una prosa tirata via, fruita dall’affezionato lettore perlopiù nel corso delle proprie sessioni masturbatorie, e scambiata quindi per “sperimentale”. E’ stata a lungo coccolata da un sessantatreino come Renato Barilli che si è permesso  tuttavia di contestare la qualità dell’ultima fatica della conturbante Isabella. Il vecchio critico della neoavanguardia che allenta per un attimo le cinghie e si rivolge senza il dovuto rispetto alla dominatrice: un’immagine inaccettabile! In effetti la reazione dell’Isabella , che abbandona il frustino per imbracciare il mitra, non si fa attendere. Senz’altro  l’arrivo dei quarant’anni significa molto per un’ex-cannibale che non potrà ancora a lungo cibarsi di carogne, eppure credo che l’insofferenza verso tutto quello che non è peana sia una caratteristica di tanti giovani autori italiani. Hanno cominciato a scrivere in anni in cui la figura del critico viveva una crisi che perdura. La critica si sta estinguendo, perché si è in gran parte interrotto il dialogo tra scrittori e critici. Non essendovi più l’ombra di qualsiasi ‘progetto culturale’ nella grande editoria, il critico è sopportato soltanto in quanto promotore (anche involontario) di operazioni pubblicitarie. Ma gli uffici marketing sono in gran parte sufficienti alla bisogna, per cui è bene che i critici se ne stiano dentro i loro studioli, nei dipartimenti di italianistica di qualche università  (pochi decidono di lasciare per percorrere altre strade, uno su tutti: Alfonso Berardinelli, autore del fondamentale Casi critici ). Abituati da subito a relazionarsi unicamente con editor e agenti della macchina pubblicitaria editoriale, i Giovani Autori Italiani risultano quindi talmente mal-educati alla normale dialettica interna all’industria culturale da reagire con violenza non soltanto alle stroncature, ma a qualsiasi considerazione non totalmente acritica, non totalmente elogiativa dei loro lavori. Si incazzano molto, rivelando ego di molto superiori ai loro scritti. La Santacroce in questo caso arriva a dare del “venduto” a Barilli, e passi, consideriamolo un insulto idiomatico, non dissimile dal ‘cornuto’ rivolto a chi nemmeno si conosce. Ma le gerbere offese, per cortesia, no.

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