Le prime pulci alla nuova giunta Orsoni

Abbiamo i nomi. Venezia ha il suo nuovo governo cittadino, e vale la pena di spendere alcune parole sulla sua composizione. Si tratta della stessa giunta, che, nelle promesse di Orsoni, sarebbe diventata una sorta di “laboratorio” all’insegna del rinnovamento? Parrebbe di no, d’altronde chi scrive è un anarcoide disfattista, pessimista e provocatore.

Dunque, ricapitoliamo, “una giunta all’insegna del rinnovamento”. C’è in effetti un’unica riconferma rispetto alla precedente amministrazione, quella di Sandro Simionato, ora vicesindaco. Benissimo. Ma il nuovo assessore ai trasporti è lo stesso Ugo Bergamo (UDC), sindaco dal ’90 al ’93, prima di Cacciari? Ed è lo stesso membro laico del CSM che si diede un gran da fare per far trasferire alcuni magistrati scomodi dalle loro sedi? E’ proprio lui. La lunga marcia alla conquista del Centro richiede certi compromessi, si sa, a partire dal potere conferito a un partitino come l’UDC e alla scelta di un sindaco espressione della Curia.

«Dare spazio alle donne» è il modo più semplice, oggi, per sembrare progressista anche quando sei conservatore. Orsoni, che aveva promesso una giunta con una grande presenza femminile, di fronte alle due sole assessore, si rammarica di «non averne trovato di più». Forse avrebbe dovuto cercare meglio. A Carla Rey va il Commercio (e chi meglio dell’amministratrice di uno storico caffè di Piazza S.Marco e vicepresidente dell’Associazione Pubblici Esercenti?) e a Tiziana Agostini la Cittadinanza delle Donne, e una nutrita serie di altre deleghe, perlopiù simboliche (tra le altre, quella alla “città metropolitana” e alla Toponomastica…). Evidentemente si compensa la scarsa presenza femminile in giunta con un surplus puramente nominale di incarichi.

A proposito di deleghe: ormai da tempo le denominazioni sintetiche (Cultura, Trasporti, Lavori Pubblici, etc.) da sole non bastano più e sono quindi accompagnate da una serie di incarichi relativi a settori specifici, spesso legati alla “complessità dei contesti urbani contemporanei”, alla nascita di problematiche e istanze del tutto nuove, che è difficile far rientrare nelle vecchie classificazioni. Ad esempio l’informatizzazione di una città, la diffusione della Rete e quindi quella che viene chiamata (orribilmente) “cittadinanza digitale”, a che settore dovrebbe afferire? Ai lavori pubblici? O alla cultura? Un bel problema. In questo caso la delega è stata conferita all’assessore all’Ambiente (e alla Città Sostenibile), Gianfranco Bettin. Una scelta di questo tipo può essere giustificata dalle competenze individuali dell’assessore (?) o dalla contiguità di certe tematiche: ambiente e “green-economy”, che nessuno sa bene cosa sia, ma avrà senz’altro a che fare con la produzione immateriale e quindi con la Rete. Ma anche no. Il sempreverde Bettin resta a fare da mosca cocchiera, destinato giustamente all’Ambiente, alla Cittadinanza Digitale e alle Politiche Giovanili e di Pace. Dopo la scelta autonomista dell’ultimo congresso nazionale, i Verdi conservano a Venezia la gestione delle piste ciclabili e degli “spazi pubblici autogestiti”. Del tutto innocui rispetto alle grandi scelte strategiche sulla città, e anzi utili in quanto mediatori di talune (marginali) conflittualità, continuano il cammino iniziato quasi vent’anni fa.

Ai Lavori Pubblici e all’ Urbanistica, due assessorati ‘pesanti’, a cui fanno capo la gestione e lo sviluppo degli spazi cittadini, vanno rispettivamente  Alessandro Maggioni, coordinatore comunale del PD, (cui vanno anche le specifiche deleghe a ‘gare e contratti’ ed ‘espropri’), ed Ezio Micelli, il ‘tecnico’ del lotto, docente di estimo e valutazione economica del progetto allo IUAV e presidente del CdA di IVE, controllata del Comune in campo immobiliare. A loro il compito di portare a compimento, in maniera il più possibile indolore, le strategie, ormai irreversibili, articolate nei tre lustri dell’era Cacciari/Costa. In estrema sintesi: incrementare lo sviluppo edilizio in terraferma usando la città storica come esca e vetrina, mantenendo ben saldi i legami con i soliti noti, consorzi di imprese, grandi general contractors, gruppi immobiliari in quota al Centrosinistra (come ha sarcasticamente rilevato un amico anarchico all’indomani delle elezioni, “Non cambia granché: ha perso Ligresti e ha vinto Caltagirone”). È la storia grottesca di una splendida signora che si prostituisce per pagare il chirurgo plastico alla sorellina brutta. Senonché la belle de jour è veramente malata, e mentre paga chirurgia estetica alla sorella offrendosi a cani e porci, rischia di rimanerci secca. Siamo tutti curiosi di vedere come sarà possibile garantire la salvaguardia della città storica e della laguna, prosciugati dal MOSE i fondi della Legge Speciale per Venezia. Probabilmente lasciando mano libera agli speculatori, come si è fatto finora. E, a proposito di MOSE, l’assessorato alle attività produttive va nientemeno che ad Antonio Paruzzolo, amministratore delegato di Thetis. La politica si fa da parte e premia la “cultura del fare”, proprio come diceva B.

“Venezia, città della Cultura”, un refrain ormai fiacco e tuttavia sempre ripetuto, soprattutto in questi anni in cui la cultura è sempre meno servizio alla cittadinanza, e sempre più business puro. E infatti Orsoni tiene per sé la delega al settore, “proprio per l’importanza che la cultura riveste nella nostra città”. Qualcosa non torna. La cultura è importante, quindi eliminiamo l’assessorato alla cultura? Il fatto è che probabilmente le funzioni dell’assessorato, ormai schiacciato – un po’ ovunque nel Paese, non soltanto a Venezia – sulla moda (fuori tempo massimo) dell’effimero e soprattutto sulla volgare logica imitativa del “Grande Evento”, saranno svolte degnamente dalla società creata alla bisogna durante l’ultima giunta Cacciari, Venezia Market(t)ing & Eventi. I carnevali, i capodanni e i concerti delle popstar “nella meravigliosa cornice di Piazza S.Marco” sono il presente e il futuro della cultura a Venezia. A sviluppare i contenuti in manifestazioni di quel tipo, sarà poi il direttore artistico che succederà a Balich. Al sindaco resta il compito di slacciare i cordoni della borsa, per cui la delega ad Orsoni è più che sufficiente.

Forse la presenza del sindacalista Bruno Filippini alle Politiche della Residenza e dell’ex rettore di Ca’ Foscari, Pierfrancesco Ghetti a Sicurezza e Territorio (entrambi IDV), potrebbe rappresentare all’interno della giunta una qualche discontinuità reale? Davvero saremo costretti a guardare a due dipietristi come agli unici garanti della legalità all’interno di una giunta segnata dai conflitti d’interesse, in cui le solite logiche spartitorie sono così evidenti da apparire persino candide?

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3 thoughts on “Le prime pulci alla nuova giunta Orsoni

  1. Ars Longa scrive:

    Bello e condivisible. Ti ho meso da tempo nel mio blogroll. Vieni a farmi visita. Giovanni.

  2. Federico scrive:

    Grazie G., blog fresco pure il tuo, vedo. Molto interessanti (e molto utili) i tuoi profili di economia politica. A presto.

  3. Giuliano Gottardo scrive:

    Grazie per la citazione.

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