E Sissi?

Puntuale come una cambiale, sta per partire anche quest’anno la macchina del Carnevale di Venezia, guidata dal suo nuovo direttore artistico, Davide Rampello. Ex uomo Fininvest con una carriera di regista televisivo e organizzatore (anche di un carnevale veneziano dei primi anni ’90),  Rampello è l’attuale Presidente della Triennale di Milano. Proprio in Triennale, nel 2007, si era reso protagonista di una brillante operazione culturale, dedicando una mostra al ventennale di uno dei maggiori prodotti dell’ingegno italico di fine Novecento: Striscia La Notizia. E potremmo anche fermarci qui.

Dopo la scadenza del contratto di Marco Balich, i tempi per ideare un tema e passare subito al lavoro organizzativo sono stati piuttosto ristretti, come ristretto è il budget di un Comune che piange miseria. Tuttavia, grazie alla fortunata coincidenza tra Martedì Grasso e 8 Marzo, nell’anno delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità il lavoro è stato relativamente semplice. Più semplice di quello del potente team di creativi milanesi coordinati da Balich negli ultimi tre anni, i cui cervelli ancora non si sono ripresi dal terribile sforzo. Chi c’era si ricorderà di Sensation – cinque sensi per cinque sestieri (con l’aggiunta, naturalmente, del Sesto Senso, che non manca mai e serve a fare quattrini). Rampello è rimasto nei paraggi, e il risultato è un payoff dalla paradossale coloritura austriacante: “Ottocento – Da Senso a Sissi – la città delle donne“. Ah, la storia d’amore tra l’ufficiale asburgico e la nobildonna veneziana, in pieno Risorgimento, la memorabile scena dei volantini irredentisti lanciati durante una rappresentazione del Trovatore, alla Fenice…

Va benissimo ricordare il capolavoro viscontiano – e riciclare l’idea di Balich – ma, onestamente, che cazzo c’entra Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, altrimenti detta Sissi? Qualcuno mi dirà, “la relazione Venezia-Vienna” non è cosa nuova, è stata al centro di tante riflessioni (e pure di un volume collettaneo dell’83, con interventi di Eduard Huttinger, Massimo Cacciari, Alvise Zorzi, etc.). Ma Rampello, in un’intervista recente, di tutto questo non parla:

D. Perché questo titolo professor Rampello?

R. Abbiamo voluto innanzitutto dare un tema. Un tema evidentemente si deve svolgere, e lo svolgimento del tema è il pretesto, la condizione per arrivare verso quello che abbiamo chiamato, la  valorizzazione della città. Perché evidentemente lavorando sull’Ottocento, abbiamo con l’Istituto Veneto fatto una grande mostra, curata da Giampiero Brunetta, sulla fotografia dell’Ottocento. Sempre con Giampiero Brunetta e la Casa del Cinema abbiamo fatto una serie, una carrellata sulle donne post-romantiche dell’Ottocento e faremo delle letture che riguardano la donna, una per tutte la Rosselli. Il titolo prende spunto dall’Unità d’Italia, quest’anno infatti è la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia e sappiamo benissimo che l’unità per quanto riguarda Venezia non coincide con quest’anno. Proprio per questo il tema in realtà è l’Ottocento, tutto il secolo da Goethe fino ad arrivare ai Goncourt fino all’inizio del Novecento e il sottotitolo fa riferimento a una opportunità che è offerta dal Carnevale. Voi sapete tutti che il Carnevale termina con l’8 marzo che è la giornata dedicata alla donna.

Ok. Ma Sissi che c’entra? “Beh, piace a tutti, donna è donna ed è vissuta nell’Ottocento, no? Suonava bene. Occorre vendere il prodotto, testina!  Tanto, dopo trent’anni di tivù berlusconiana, la gente ha il cervello ormai in pappa e a Venezia ci verrebbero lo stesso, che ti frega?”

Tutto giusto.

Va detto che gli Austriaci a Venezia mica hanno fatto soltanto danni, eh. Hanno portato il treno in città, bonificato gli acquitrini di Cannaregio, introdotto i kipferl – che piacevano tanto a Goffredo Parise, e che non trovo mai nei bar che frequento. E naturalmente hanno portato lo Spritz, annacquata medicina dello spirito, ultimo residuo di ritualità sociale, sacro beverone nel quale affogare le tristesse di una decadença senza fine. Io poi discendo da sudditi della Kakania, figuriamoci. Semmai è l’Ottocento come tema chiave a farmi riflettere. Il secolo del Risorgimento, certo, ma anche quello del declino più evidente di Venezia, il secolo in cui si cristallizza il mito della Venezia crepuscolare, gloomy city avvolta nelle brume e popolata di fantasmi, in definitiva: di Venezia città morta. Dice: “il fatto è che il Settecento ha un po’ rotto i coglioni”. Vero anche questo.

In ogni caso, ripeto, non vedo cosa c’entri Sissi. Visto che non l’ha spiegato Rampello, verrebbe da chiederlo a Tiziana Agostini, assessore alla Cittadinanza delle Donne e  alla Cultura (delega, quest’ultima, frettolosamente assegnata a giunta ormai composta, quando qualcuno ha notato che un Sindaco-assessore alla Cultura è cosa ridicola anche a Venezia). L’Agostini potrebbe così spiegare anche il senso di una sua recente dichiarazione:

“Si apre una nuova stagione culturale per il Carnevale coerente ad un nuovo modo di intendere Venezia, una città in grado di essere protagonista e non solo vetrina di eventi.”

Sarà, io vedo la solità città in svendita, gli abitanti cacciati in terraferma in attesa della totale trasformazione di Venezia in costoso parco a tema, l’assenza di politiche culturali degne di essere definite tali e, ciliegina sulla torta, tra le centinaia di professionisti disponibili, vedo un uomo del Biscione pagato anche con le mie tasse perché si inventi due stronzate. E ancora non so che cazzo c’entri Sissi, pace all’anima sua.

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