Dalla Jugoslavia alla Libia

Difficile tenere le fila di tutto quello che succede nel Mondo in questo momento. Dalla tragedia del Giappone con le sue ricadute sul dibattito nuclearisti/antinuclearisti, alla battaglia, forse l’ultima, nei cieli di Bengasi. Alcuni fatti sfuggono, inevitabilmente, alla nostra attenzione. La notizia passata (quasi) inosservata è che, un paio di settimane fa, sulla base di un mandato di cattura internazionale, è stato arrestato (e poi rilasciato su cauzione) il generale serbo Jovan Divijak. Divijak è quello che si dice un mensch. E’  uno di quegli ex cittadini Jugoslavi di nazionalità serba che rischiarono la buccia per difendere la Bosnia multietnica, mentra Milosevic tentava di mettere in pratica il famigerato Memorandum dell’Accademia Serba delle Scienze. Divijak dovrebbe essere giudicato da un tribunale serbo per un controverso episodio verificatosi verso la fine dell’assedio di Sarajevo. Come sempre, in questi casi, saranno i giudici a pronunciarsi. E tuttavia l’arresto di Divijak fa specie, visto lo scarso zelo dimostrato da Belgrado nella ricerca di Ratko Mladic, il boia di Srebrenica.

Non ho bisogno di scavare granché nella memoria per ricordarmi di quei fatti. Ricordo quella che fu forse la mia prima esperienza di ‘impegno politico’, quando da liceale lavorai ad una mostra sulla distruzione dello Stari Most, il ponte di Mostar, simbolo di convivenza abbattuto dai cannoni del fascista croato Tudjman. E poi gli anni a Trieste, vicina ad un confine ancora caldo, e infine le vacanze con gli amici, i buchi dell’artiglieria ancora visibili sui palazzi di Zara. La Jugoslavia ha riportato l’orizzonte bellico in terra d’Europa. Ha messo l’Europa di fronte alle sue responsabilità, ha aperto un dibattito a sinistra, mettendo in crisi alcune certezze e rinsaldandone altre, rispetto agli interventi militari. Di poche cose sono veramente convinto, ormai, e una di queste è che i bombardamenti NATO in Bosnia furono necessari. Furono un sussulto di residua dignità da parte di un Occidente che era stato fino ad allora a guardare, anche attraverso gli occhi dei suoi Caschi Blu, inerti di fronte ai massacri. Fu una cosa affatto diversa dalle guerre della famiglia Bush, spero questo sia un dato condiviso. Posto che NON esistono ‘guerre giuste’, credo esistano casi in cui un intervento mirato possa evitare disastri più grandi. (Riconosco che l’incolore retorica diplomatico-umanitaria nulla può di fronte a quella pacifista-integrale/pacifista-antimperialista. Me ne farò una ragione).

Fatte le dovute distinzioni, in questi giorni mi sono imbattuto in qualche parallelo tra i fatti di cui sopra e l’intervento armato in Libia. Il dibattito è simile e si nota, ora come allora, una certa stramba trasversalità, per cui sinistra antagonista e Lega si ritrovano dalle stesse parti. Lascio in ogni caso ad altri le dietrologie o le analisi politiche, per il momento. Imperialismo di provincia, obiettivo nell’agenda delle multinazionali petrolifere, per alcuni; vile tradimento di un nostro-figlio-di-puttana (colui che teneva i migranti lontani) per altri. Non ha importanza. Credo vada semplicemente chiarita la differenza tra l’esportazione non richiesta di democrazia e una giusta mano a chi stia tentando di buttare giù il proprio despota.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: