Uh-oh…

E’ noto il destino delle città d’arte come Venezia, i cui amministratori non riescono a mettere in pratica le palle che raccontano ai loro elettori (Venezia-città-della-cultura, economia dell’immateriale, industria leggera ad alto valore aggiunto, salvaguardia dell’ambiente lagunare, difesa e incentivo della residenzialità in centro storico, etc.). In assenza di un progetto, le città si riducono a vendere loro stesse nel peggiore dei modi, diventando tristi baracconi della monocultura turistica o prede di quella pestilenziale specie di bipedi urbivori, gli immobiliaristi. Alberghi, alberghetti, B&B, appartamenti da affitto turistico, seconde (e terze e quarte e quinte) case, vuote dieci mesi l’anno.  I pesci più piccoli fanno diventare B&B le dimore avite, uno studente fuorisede come portiere (in nero, ça va sans dire!), una professoressa di matematica ucraina come cameriera. E mettono via il loro gruzzolo, dichiarato al fisco per meno del 50%. Ah, quante ne avrei da raccontare!

Questo processo che si suppone ‘naturale’ è in larga parte assecondato e diretto dalle amministrazioni comunali e regionali, che hanno concesso licenze come se piovesse e hanno scritto regolamenti ad uso e consumo delle categorie interessate. Questo ha fatto il centrosinistra veneziano negli ultimi diciott’anni. Ha governato per settori, per clientele, per pacchetti di consenso. A volte riuscendo casualmente a governare bene. Ma in buona sostanza pensando unicamente ad incassare, dove possibile.

Naturalmente la sistemazione di quella che era una casa in un dormitorio di cartongesso, attrezzato coi suoi piccoli cessetti, richiede una serie di pratiche amministrative di una certa importanza. Questo è vero ovunque, immaginate un po’ a Venezia, città in cui il patrimonio edilizio è patrimonio dell’Umanità, in cui ogni pietra ha mille anni di storia da raccontare, per chi sappia ascoltare. C’è una Commissione di Salvaguardia che tutela quelle pietre. Dice: al Nord si usa così, mica come giù. Sicuro sicuro?

E’ di ieri la notizia per cui qualche nodino sarebbe venuto al pettine, come riporta il “Corriere della sera” di ieri:

VENEZIA – Tangenti in laguna. Ancora. Dopo i casi della Provincia ora nel mirino delle Fiamme Gialle sono finiti funzionari comunali e della commissione di salvaguardia, vigili, e un professionista, (principale arrestato), il geometra Antonio Bertoncello, consulente dell’Ava (Associazione veneziana albergatori), protagonista dal 2004 di «un’irresistibile ascesa», come ha detto il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni. Oltre cento finanzieri del Comando Provinciale di Venezia hanno eseguito sette ordini di custodia cautelare ( e 42 perquisizioni) per ipotesi di corruzione e concussione nei confronti, appunto, di Antonio Bertoncello, dei funzionari del Settore Edilizia Privata del Comune di Venezia Angelo Dall’Acqua e Rudi Zanella dello sportello unico edilizia residenziale e attività produttive, di due funzionari della Commissione di Salvaguardia Lagunare, l’ingegner Tullio Cambruzzi e Luca Vezzà, dei vigili urbani Andrea Badalin e Michele Dal Missier.

In pratica, secondo la ricostruzione dell’operazione coordinata dal procuratore aggiunto Carlo Mastelloni e dal pm Paola Tonini, Antonio Bertoncello aveva realizzato una sorta di rete che comprendeva funzionari del Comune (agli sportelli unici di edilizia residenziale e attività produttive) e funzionari della commissione salvaguardia. Secondo l’accusa, erogando frequenti tangenti variabili dai 1000 ai 4000 euro o con compartecipazioni a speculazioni immobiliari, il geometra beneficiava di un controllo aggiornato e continuo nel settore dell’edilizia privata comunale e presso la Commissione Salvaguardia. Intercettazioni, pedinamenti ed altri accertamenti avrebbero rivelato che i quattro erano dediti a velocizzare e risolvere le pratiche di Bertoncello relative a una ventina di immobili, anche di pregio, spesso trasformati in strutture ricettive.

Un secondo filone dell’inchiesta riguarda invece gli (omessi) controlli da parte di alcuni vigili urbani sempre in cambio di mazzette (attraverso l’escamotage di sponsorizzazioni alla società sportiva della polizia municipale). Andrea Badalin e Michele Dal Missier avrebbero infatti invitato i titolari di hotel e bed & breakfast a fare delle donazioni «spontanee» per tutelarsi su future verifiche. E tra le strutture che in questi ultimi mesi avrebbero pagato ci sarebbe anche la Palazzina Grassi con 3.800 euro.

Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ha subito convocato una conferenza stampa: «Abbiamo aperto un’inchiesta interna amministrativa e abbiamo già avviato una riorganizzazione del settore per prevenire altri casi simili». Gli arrestati, ha comunicato il primo cittadino, sono stati subito sospesi e i cinque indagati sono stati trasferiti. I tre del settore edilizia all’archivio storico e i due della polizia municipale al magazzino vestiario.

«Al momento non c’è alcun coinvolgimento di politici» ha detto in conferenza stampa Carlo Mastelloni. Che accusa: «E’ stata un’offesa alla città di Venezia, un tradimento- perchè vi sono tecnici destinati al controllo e alla conservazione del patrimonio abitativo e monumentale della città che hanno tradito la loro funzione».

(Qui e qui e qui trovate altri articoli apparsi sulla stampa locale)

Quando la Legge riesce a toccare il malaffare del funzionariato comunale, io godo. Siano pure due ingegnerucoli da niente, un vigile, un geometra. Il prossimo passo, parlando di Vigili urbani, sarebbe pizzicare quelli che chiudono entrambi gli occhi di fronte ai debordanti plateatici di certi ristoranti, che venderebbero la madre pur di piazzare due tavoli in più. Ma non occorre vendere la mamma, basta una mazzetta all’amico vigile. E stiamo ancora parlando di pesci piccoli. Delle grosse magnarìe, come si dice qui, e delle gravi irregolarità relative agli accordi tra i grandi gruppi immobiliari e i sindaci, si parla molto nei bar, ma ancora non sembra esservi inciampato alcun giudice.

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