Da che parte stare

Non starò a dipingere scenari o a copincollare bignamini sulla cellula impazzita della fazione di destra della costola gazana del movimento salafita che ha rapito ed assassinato Vittorio Arrigoni. Non ne sono in grado e non ne ho voglia. Dopo qualche giorno dai fatti, sentivo il bisogno di scrivere due righe in risposta alle reazioni di questi giorni.
Da una parte c’è il conflitto, dall’altra la sua rappresentazione. Da una parte le vite di chi nel conflitto ci vive, dall’altra le vite di chi costruisce identità, politiche e potere sulla rappresentazione del conflitto. Non condividevo molto delle posizioni e dei toni assunti da Vittorio Arrigoni. Ma nella mia rappresentazione io sono uno spettatore dedito alla chiacchiera, lui era in qualche modo un protagonista. Arrigoni aveva deciso di vivere nel cuore del conflitto, donando la sua presenza fisica, il suo corpo, ad una causa nella quale credeva, senza peraltro torcere il capello ad alcuno. Ha fatto una fine orribile, e tutti gli altri, quelli che dai loro blog strepitano “E’ stato il Mossad, porci sionisti, e comunque a loro conviene“, oppure “Era un antisemita di merda, l’hanno fatto fuori i suoi amici arabi, ben gli sta“, dovrebbero avere almeno il buon gusto e il buon senso di tacere. Ma di buon senso, al contrario che del senno di poi, non sono affatto piene le fosse.
Il discorso pubblico sul Medio Oriente è polarizzato in modo sconfortante. Se di dialettica si può parlare, si tratta di un’ animalesca dialettica da tifo calcistico. Naturalmente mi riferisco alle frange rumorose, le minoranze  che, da sempre, ‘fanno opinione’. Si potrebbe ignorarle, ma questi sono i germi attorno ai quali cristallizzano le opinioni più ragionevoli. Da una parte i resti di una smandrappata sinistra ‘antagonista’ i cui legami con Marx si fanno sempre più tenui, che conserva per motivi sostanzialmente identitari l’attaccamento dogmatico alla causa palestinese, arrivando a disgustosi linguainbocca con hizbollah e hamas. Dall’altra, la pletora di rinnegati che vogliono espiare la loro militanza a sinistra, a braccetto con la feccia (post?)fascista, filoisraeliana in modo ambiguo e strumentale, e con i cultori del rambismo muniti di cappelluccio di tsahal.
Certo siamo spettatori e basta, ma nel mio piccolo, anziché stare in poltrona tra due stronzi, preferisco restare in piedi (non è un caso che personaggi di ogni tendenza mi abbiano tacciato di arroganza, doppiezza, filosionismo, antisionismo e, soprattutto, di ingenuità. Sono soddisfazioni.)

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One thought on “Da che parte stare

  1. Sergio ha detto:

    A questo potrei apporre il mio nome. Condivido dalla prima all’ultima riga.

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