Get rich or die tryin’

C’è poco da compiacersi della situazione e linkare London’s Burning o Guns of Brixton al proprio articoletto (è più adatto un riuscito mashup tra Next Hype di Tempa T e Lisbon Acid di Aphex Twin). Non c’è molta politica, e di certo nessuna utopia dietro agli scontri di Londra. Mentre a Latakia Assadino, l’ottico di fiducia dei Siriani, fa sparare sulla folla senza tanti complimenti, cercando di eguagliare il padre col numero di assassinii, a Londra è arrivato il quinto morto, un signore di quasi settant’anni che stava cercando di spegnere un fuoco ed è stato ammazzato di botte da un teppista.

Confronti tra Siria e UK? No, se non per verificare l’inesistenza di qualsiasi punto in comune. Democrazie acciaccate da una parte, dittatori in crisi dall’altra. Nessuna lotta si salda all’altra, nessuna rivolta globale se non nella zucca dei mistici della rivolta medesima o di chi sovrinterpreti od elabori creativamente i dati a disposizione.  Rimaniamo nel nostro intorno: a Londra si sta vedendo con una certa chiarezza cosa succede quando prevale l’ideologia. L’ideologia del mercato, dice. Non esattamente, ma accettiamola come licenza lessicale. La società liquida di Bauman? Ci rivediamo La Haine di Kassovitz. sul nostro 37″ al plasma appena acquistato grazie al credito al consumo/estratto dalla vetrina sfondata? In buona sostanza, l’ideologia è quella della società atomizzata, fatta di individui in perenne e totale (e salutare, secondo gli ideologi) competizione. In gioco ci sono le merci, anche quelle immateriali del prestigio, ma soprattutto quelle materiali. La roba (e non “il pane”, attenzione). Il mondo è tondo, e chi non sta a galla va a fondo. Come ricordava qualche giorno fa Donald Sassoon, la controparte in cui i protagonisti delle razzie cittadine si rispecchiano è in fondo quella della finanza pirata, del grande gioco predatorio, perfettamente legalizzato e che ci sta trascinando  in una crisi paragonabile a quella del ’29. In crisi in realtà non c’è questo o quel modello di welfare in progressiva demolizione, non c’è un’idea di società solidale: è in crisi il concetto stesso di società. Il contratto non vale più niente. Negli ultimi quarant’anni si è pensato – l’hanno pensato i Vonhayekiani, i Misesiani, i neoliberisti insomma, che le singole spinte individuali al profitto, completamente liberate da qualsiasi laccio, si componessero alla fine in una grande ricchezza e un benessere diffusi nella società. Ora pare che qualcosa nella teoria non abbia funzionato. Houston, we’ve got a problem. I signori neoliberisti – i veri ultimi utopisti (dopo che i comunisti sconfitti son diventati una setta pauperista di coltivatori di rape biologiche) non hanno fatto i conti con la natura umana. Proprio loro! Non hanno valutato che quelle spinte individualiste, se non direzionate saggiamente, sarebbero schizzate da tutte le parti, a partire dal centro. Che sarebbero diventate cioè spinte centrifughe, che avrebbero portato a gravi strappi e infine alla distruzione della società in quanto tale.  Questa è la tendenza, io credo. Con le dovute sfumature locali: Londra non è Atene, né tantomeno Madrid. E, naturalmente, nessuna di queste città è Damasco.

Non vorrei portare rogna, ma è in condizioni simili (crisi economica globale, sclerosi degli istituti democratici, assenza di elaborazione politica razionale) che qualcuno si inventa le risposte peggiori. Insomma, sto parlando dei fascismi. Quelli veri. Lo dico praticandomi una necessaria toccatina apotropaica.  No, perché a sinistra – quella dei coltivatori di rape biologiche – c’è una tendenza a porre troppa attenzione sulla rapa, piuttosto che sulla possibilità di amare e coltivare la rapa stessa: in altri termini: non si accorgono che questa malconcissima demograzìa per nulla egualitaria è meglio di quello che potrebbe venire dopo, e che dobbiamo difenderla e tenercela stretta, questa benedetta democrazia sempre incompiuta. In Siria ci devono ancora arrivare e la desiderano fortissimamente: a noi sta scivolando da sotto i piedi.

In attesa di ulteriori sviluppi della situazione, il premio faccia-di-culo 2011 va ex aequo ai signori Ahmadinejad, Gheddafi, Mugabe, Hu Jintao, Ali Khalifa, per i consigli dispensati alla Gran Bretagna in questi giorni.

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