(Un)welcome to the Venice Theme Park®

Seduto in vaporetto, Band of Gypsies in cuffia, il pensiero va a quel delicato bouquet misto, muffetta e cagnone (Terranova dopo temporale estivo, per l’esattezza) che sento provenire dalle mie propaggini corporee. Devono essere i jeans asciugati male dopo il bucato. Nel loculo travi a vista finemente arredato dove abito con M. non ci si può dimenticare di accendere lo stendino elettrico. Può darsi che sbagli, e che la puzza provenga dal mio vicino di posto, un rubizzo inglese, forse un aussie, che in un caso o nell’altro non sembra darsene pena. Wah-wah-wah-tarataratarataratà – sulle note di Machine Gun tento di ignorare il mio imbarazzo, veramente fuori luogo in una città piena di puzze qual è Venezia d’estate, e mi abbandono al groove hendrixiano. Mentre rifletto su quanto sia ingiustamente underrated il disco che sto ascoltando, succede che una turista sfiori con il bagaglio il braccio di un’autoctona settantenne, la cui acconciatura, tinta platino “Enrico Fermi”,  sembra accendersi per l’ira e lo sdegno provocati dalla villanzona foresta. Non resisto e lascio cadere con noncuranza un auricolare, per non perdere il dialogo plurilingue.

“I’m sorry”, dice la turista (estadounidense o canadese). D’altronde questi ammarigani nei loro grand-tour europei viaggiano di norma con valigie realmente enormi che in una città a misura d’uomo – e non di yankee suitcase – attirano inevitabilmente su di loro l’odio del residente.

“Eh aim sori, ghe vol un fià de creansa, altro che aim sori!”

La cosa potrebbe anche finire lí,  ma ormai la reazione è stata innescata. Un paio di minuti dopo, fa il suo ingresso in cabina una famiglia di nazionalità indefinita, corredata di due bimbe sui tre-quattro anni. Inconsapevole di ciò a cui andrà incontro, il padre solleva una delle figlie mettendola in piedi sull’unico sedile rimasto libero (più precisamente la panchetta che contiene i salvagente, a distanza dagli altri posti). La settantenne platinata, evidentemente già pronta allo scontro verbale, si scaglia contro il padre urlandogli qualcosa come “La faccia scendere! se uno ha il vestito bianco e si siede lì, si sporca!” Il padre, evidentemente impegnato in una qualche operazione paterna (allacciare la scarpina, sistemare il vestitino, eccetera), esita per qualche secondo, tentando di tranquillizzare la signora. La bambina resta ancora al suo posto, in piedi come una bionda statuina, del tutto inconsapevole ed incuriosita da una scena per lei incomprensibile. A quel punto, dal fondo della cabina, entra in scena un abbronzatissimo tamarro cinquantenne . “La faccia scendere!“, ripete quattro o cinque volte a voce sempre più alta, e infine si alza e raggiunge il padre, di qualche taglia più piccoloSi fronteggiano per qualche terribile secondo: “La tiri giù, non gliel’hanno insegnato il rispetto al suo paese?” Go out!” [sic] . Il padre, lievemente scosso, cede ed esce con tutta la famiglia, mentre l’energumeno fa ritorno al suo posto con l’espressione di chi crede di aver raddrizzato un torto. Il vivace scambio di vedute suscita un certo interesse nei viaggiatori, turisti e non. Io nel frattempo ho rimesso la cuffietta. Machine Gun nelle orecchie. Per il resto del viaggio tento di immaginare i pensieri del padre e di parte dei turisti presenti: Nemmeno in metro a Tokyo mi capita di vedere scene simili. Ma che hanno questi veneziani? Anvedi che stronzi. Isterici, sono. Oltre che ladri: seieuroecinquanta per un giro in vaporetto, mille per quattro notti al b&b coi muri di cartone e i marmi finti, sessanta a testa per il terribile fritto della cena di ieri sera, centoventi per il giro in gondola, e ti trattano pure male…col cazzo che ci ritorno, in questa città. Non che il comportamento dell’energumeno e della stagionata signora sia del tutto inspiegabile.  Pochi visitatori si soffermano a considerare la frustrazione dei mohicani-veneziani, assediati da 22 milioni di turisti l’anno (sessantamila al giorno, uno per residente, e ce ne devono stare di più, secondo la giunta Orsoni e pressoché tutto il centrosinistra cittadino). Ventiduemilioni di campagnoli, mutilati delle loro appendici rotanti, divengono pedoni rimbambiti: ignorando la possibilità anche solo teorica di una città pedonale, scambiano Venezia per un museo-albergo diffuso o una sorta di disneyworld antiquario, in cui esistono soltanto visitatori e personale addetto ai visitatori. Camminano a quattro a quattro, a otto a otto, a sedici a sedici, arrivando ad occupare tutto, dalla calletta più stretta alla Riva degli Schiavoni. Ma non si tratta soltanto di una questione di sovraffollamento. Per i veneziani pesa la coscienza di essere diventati intrusi nella propria città, totalmente prostituita ad una monocultura turistica volgare da cui ormai dipende il loro reddito. E d’altronde non è la stessa industria del turismo a suggerire la percezione di Venezia in quanto parco a tema? Una città-evento, un’esperienza, uno spazio fantastico, più che un luogo reale. Certo, ci sono i monumenti, le pietre, la Storia. Ma quello è fondale, è scenario. Ad essere protagonista non sono tanto lo straordinario intreccio tra Natura e Cultura, non sono l’architettura e le arti. Protagonista è il visitatore medio, per qualche giorno a spasso in una città veramente bizzarra. Vengono a vedere il freak delle città, ecco. La politica e i centri economici cittadini hanno fatto propria questa visione, potenziandola. L’eutanasia della città storica praticata dalle giunte Cacciari, Costa e Orsoni, è tuttavia un processo lento, che deve fare i conti con alcune decine di migliaia di residenti. Tra cui la finta bionda settantenne e l’energumeno cinquantenne di cui sopra. I mohicani consumano quello che c’è da consumare, maledicono i sindaci, al bar, e i turisti, in vaporetto. Ma sono i figli di una lunga decadenza, sembrano ormai rassegnati a dover scomparire. Se proprio un loro discendente vorrà vedere Venezia, tra qualche decennio, pagherà il biglietto, come tutti.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

3 thoughts on “(Un)welcome to the Venice Theme Park®

  1. paoloticozzi scrive:

    Ciao Fede, quando posso continuo a seguirti in rete visto che le avventure post vivacittà son naufragate.
    Condivido il disagio sull’assenza di un reale pensiero su Venezia a parte quello turistico da parte di chi ci governa.
    Anche se penso sia difficile frenare in questo mondo sempre più globalizzato il fatto che sempre più persone vogliano venire (giustamente?) a Venezia a vedere quelle che stanno diventando sempre più le spoglie imbalsamate di una città.

  2. ilsi scrive:

    Fantastico Fede, leggere questo post è stato leggere anche nella mia mente. Non ho nulla da aggiungere. Fantastico! Ila

  3. […] infastidisce quanto a chiunque altro e che la vista di Venezia ridotta a theme park mi fa soffrire. L’ho scritto qui, più volte, ricordando che le responsabiità maggiori sono attribuibili proprio al centrosinistra […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: