Essù, non menate il torrone, mangiatelo e andate in pace

Qui sul blog tocco l’argomento religione assai di rado ma, a seguito della recente scomparsa di Hitchens – l’ateo più intelligente sulla piazza –  e stimolato da qualche superficiale scambio con amici e conoscenti sul senso del Natale, avverto la necessità di buttar giù due riflessioni semplici semplici, prima di cominciare l’abbuffata del cenone.

Avendo messo in dubbio i dogmi del Cristianesimo prima che mi spuntasse il primo pelo sulla faccia, ho avuto tutto il tempo di vivere in profondità il rigetto della Chiesa Cattolica, delle religioni organizzate, della negazione di Dio, della sbirciata curiosa in altre tradizioni. Negli ultimi anni, al termine di una serie di disordinati rimuginamenti sulla teologia dialettica e sullo tzimtzum, mi sono stabilmente adagiato su posizioni con le quali ora non vi voglio tediare.  Prendo la data convenzionale della nascita di Gesù come altri appuntamenti religiosi e civili,  ossia, semplicemente, come l’occasione per andare a trovare i miei vecchi, per ripetere l’antichissimo rito del dono con le persone che amo e insomma vivere serenamente una tra le tante sospensioni del tempo ordinario, senza troppi tiramenti, senza opporre resistenza, addobbando l’alberello con le lucette comperate dai cinesi (i quali, al contrario di una delle ultime – e più care – pasticcerie artigianali di Venezia, sono costretti a battere lo scontrino…). In questi giorni tuttavia, forse per la prima volta, mi sono reso conto di quanta frustrazione possano ingenerare le festività natalizie anche in persone la cui adolescenza dovrebbe essere terminata trenta o quarant’anni fa. Già, perché Natale è anche il giorno di massimo lutto per i ragazzini tormentati, che muovono alla festa una critica di ordine morale/esistenziale, insofferenti verso l’ipocrisia e la retorica dell”a-natale-sono-tutti-più-buoni”, etc. Le critiche razionaliste, che in Italia sono perlopiù il frutto dell’incontro con la vulgata marxista, succedono di qualche anno e sono un filo più rare, mentre quelle teologiche sono veramente rarissime.

Ora, per caso o per necessità, la maggior parte dei miei conoscenti abituali si dichiara atea. Un buon numero di essi lo è da una generazione, cioè l’ateismo è stato trasmesso loro per via familiare (il che li pone di fatto tra gli aderenti ad una religione organizzata, in un certo senso). Alcuni di loro pagano anche la quota di iscrizione alla UAAR e hanno partecipato alla campagna per lo “sbattezzo”. Più che atei, li definirei ateincazzati. Ce l’hanno, come del resto il sottoscritto, con le ingerenze vaticane sulla vita pubblica di questo disgraziato Paese. Ma queste sono faccende politiche che con il senso religioso e con il Natale non c’entrano nulla, evidentemente. Certo, credo sia seccante dover partecipare alla macchina natalizia per accontentare i figlioli in attesa del pacchetto sotto l’albero. Di fatto la polemica di questi miei amici atei viene sempre verbalizzata in forma di critica al consumismo. Credo che già nel Natale del ’61 si dicessero le stesse cose: il Natale è (diventata) un’orgia dei consumi, e quanta ostentazione, e quanto spreco, e che pena e che vergogna. Lo dicevano soprattutto certi preti, e lo dicono tuttora. Che l’abbondanza non debba oscurare il senso religioso del Natale, l’hanno detto gli ultimi tre o quattro papi – con qualche pausa nei periodi di austerità. Un bel paradosso, trovarsi fianco a fianco del clero cattolico, anche perché, in definitiva, se c’è qualcuno che riduce la festa a pura ritualità del consumo, questi sono proprio gli ateincazzati. Sospetto ci sia qualcosa di più della frustrazione del non credente costretto a vivere tra una maggioranza di credenti o falsi credenti, e in effetti non trovo che il loro atteggiamento sia qualificabile come “laico” ma che, anzi, nasconda un grande anelito di fede. Sembrano insomma possedere quella spinta alla fede che io proprio non ho. Che sia così che nascono gli atei devoti? Buon Natale (e Hanukkah Tovà) a tutti.

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One thought on “Essù, non menate il torrone, mangiatelo e andate in pace

  1. cristiano prakash dorigo ha detto:

    ieri mia figlia, non ricordo con esattezza l’occasione, ha detto “… noi atei, ecc…”. benché ne abbia parlato molto, nonostante non l’abbia battezzata, anche se tutte le sue amiche tredici-quattordicenni, nel 2012 facciano la cresima e lei no, sentire quella frase mi ha fatto quasi sobbalzare. mia figlia, da brava preadolescente, ha le idee più chiare di me. aggiungo solo che da molti anni ho un sentire spirituale della vita, e in questo Dio non c’entra. aggiungo che ho conosciuto credenti molto intelligenti e che, seppur faticando, certi afflati, certe accettazioni del mistero, li abbia condivisi più con loro che con gli amici atei. chissà cosa dirò la prossima volta a mia figlia…
    cristiano

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