C’è del marcio in farmacia

I pochi che non lo sapevano l’hanno scoperto in questi giorni: tentare di liberalizzare le professioni in questo Paese è come cercare di fare pulizia in una cantina chiusa da decenni. Accendi la luce – sempre che funzioni – e vedi un soffitto pieno di ragnatele, sposti un armadio e trovi un muro ricoperto di muffa, alzi uno scatolone e scopri un topo morto, oltre a numerose altre bestioline che manifestano la loro agitazione per l’essere state disturbate. Il tentativo di Monti scontenta destra e sinistra, il che generalmente è un buon segno. Il partito degli inquisiti e degli avvocati difende il proprio ceto di riferimento, la sinistra-sinistra agisce per riflesso condizionato – e un po’ per non scomparire dalla scena. Il PD, come sempre, balbetta. Come se cancellare qualche privilegio e tentare di rimuovere vecchie croste pre-capitalistiche in questo Paese decrepito equivalesse a “distruggere il tessuto sociale” o ad affamare il Popolo. Come se diventassimo l’America domani mattina. No, decisamente non siamo in America, nel bene e nel male. Siamo in Itaglia, il Paese senza coscienza, quello in cui il capitalista generalmente non è liberale, anche perché spesso non è un capitalista, ma semplicemente uno che tiene la robba, il gruzzolo, e che, quando si decide a fare il liberale, lo fa col culo degli altri. Il Paese in cui una pletora di corporazioni medievali – dai notari agli speziali ai muratori – detiene assurde rendite di posizione a spese del singolo e della collettività. Il bello è che spesso nemmeno le rendite di posizione sembrano sufficienti a certi professionisti, i quali pretendono un profitto aggiuntivo, ottenuto aggirando, eludendo o violando la legge. D’altronde, quando occorre sistemare i pargoli nella farmacia di famiglia, dopo averli fatti studiare, mica si può andare troppo per il sottile. Con questi chiari di luna, signora mia!
Proprio la categoria dei farmacisti, tra le più agguerrite nel difendere i propri privilegi corporativi (facendoli passare per “garanzie al paziente”, of course), è oggetto in questi giorni di pubblica attenzione dopo un meritorio servizio de Le Iene. Oggetto dello sputtanamento è una farmacia di Novi Ligure, le cui entrate venivano arrotondate attraverso un meccanismo truffaldino semplice ed arcinoto: staccando le fustelle di farmaci coperti dal Servizio Sanitario Nazionale prima di averli venduti, in modo da ottenere il rimborso illecitamente. Una truffa ai danni della Sanità Pubblica e, nel caso specifico, dove si è vista una signorina laureata preparare delle capsule senza verificare il peso del principio attivo, anche qualcosa di peggio. Con ovvia sollecitudine, il presidente della corporazione degli speziali, Andrea Mandelli ha dichiarato che casi come quello denunciato sono rarissimi. “Rarissimi” proprio non direi, e credo che Mandelli lo sappia bene. La pratica è diffusa, frutta bene (a Roma, Catania, Palermo o in Emilia-Romagna) e naturalmente coinvolge un certo numero di medici pronti a preparare le false prescrizioni necessarie per ottenere i rimborsi. Certo il danno d’immagine per la categoria dei farmacisti non è da poco, tanto che la FOFI si è costituita parte civile contro la farmacia in questione. Spiace per la maggioranza di farmacisti onesti, è comunque difficile prendere sul serio Mandelli il quale sostiene come “questo episodio faccia considerare come il ruolo degli Ordini vada potenziato, in particolare per gli aspetti disciplinari, rendendo possibile un’azione indipendente da quella della magistratura e quindi tempestiva e immediata a vantaggio proprio del cittadino” (Ma senz’altro. Come no). Sarebbe assurdo chiedere che i protagonisti di una truffa ai danni dello Stato finiscano in galera, in un paese in cui in galera ci finiscono i ladri di polli e chi si fa le canne. Ma che siano espulsi dalla loro categoria e che non sia più consentito loro di vendere nemmeno una Zigulì, questo è chiedere troppo? Oh, si libererebbero tre o quattro posti: vuoi vedere che le uniche liberalizzazioni che funzionano sono quelle per via giudiziaria?

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3 thoughts on “C’è del marcio in farmacia

  1. shylock ha detto:

    ci vuole più Stato, caro Federico, ma non nel senso di uno Stato più esteso bensì in quello di uno Stato più forte, in grado di imporre regole e farle poi rispettare.

    • Federico Gnech ha detto:

      Sottoscrivo, anche se poi – non so se tu sia d’accordo – tocca spiegare a chi leggendo alza le sopracciglia che per ‘Stato forte’ non si intende necessariamente uno stato autoritario (anzi, vedi quello che scriveva Franz Neumann sul nazismo come ‘anarchia organizzata’)…

  2. shylock ha detto:

    Lo Stato “forte”, paradossalmente, potrebbe essere anche lo Stato minimo di nozickiana memoria. Basta che sia in grado di imporre la legge e di far rispettare le regole del vivere civile. E mica deve farlo col manganello, come alcuni temono: è sufficiente un sistema sanzionatorio più efficace, una giustizia più rapida ed efficiente, un sistema che rifiuti le deroghe. Non facile, ma neppure impossibile.

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