Ando Gilardi 1921-2012

Immagine

“La fotografia mi ha spalancato la luce. La fotografia è copernicana, fa finalmente capire all’uomo che è una merda su una goccia di fango, che è la Terra perduta nell’universo. Mentre l’arte è tolemaica, fa credere che l’uomo sia chissà che cosa. L’uomo invece è nulla, è una merda, un uccisore di bambini. La fotografia è un segno naturale, ritrae le impronte che la lepre lascia sulla neve, il vero volto dell’uomo”.

L’ho scoperto solo poche ore fa, grazie alla newsletter della Fototeca, anche se è successo lunedì scorso – proprio mentre ho l’impressione di non perdermi nemmeno una delle tante sciocchezze digerite e vomitate dalla Rete. Ando Gilardi, fotografo, “organizzatore culturale” e testa finissima, se n’è andato, ad un’età più che rispettabile. Chiunque si sia interessato di fotografia negli ultimi trent’anni non può aver ignorato i suoi libri, primo tra tutti la Storia sociale della fotografia. Un libro da cui ho imparato più che da tutti gli altri. Perché, diciamolo, nella maggior parte dei testi, anche validissimi, che si qualificano come ‘storie’ della fotografia, gli autori danno l’impressione di non aver capito molto del mezzo, tentando disperatamente di nascondere questo fatto, chi dietro alle cronologie, chi dietro ai filosofemi, chi dietro al mito dell’Autore. In generale sembrano tutti maneggiare la fotografia con i guanti di lattice, per così dire, col risultato di produrre un tedio infinito nel povero lettore. Non è questo il caso di Gilardi, teorico fuori da ogni schema, in grado di farti incazzare almeno una volta, estremo, apodittico in apparenza, talmudico nella sostanza. Occorre faticare un po’ per star dietro alle sue provocazioni. Dopo essere scampato alla caccia all’ebreo ed aver preso parte alla Resistenza, il suo primo lavoro da fotografo lo aveva svolto proprio riproducendo le immagini della Shoah per conto dei tribunali alleati. Era poi stato redattore a “Il Lavoro”, rivista della CGIL per la quale aveva ritratto il mondo operaio e contadino degli anni della ricostruzione. Alla fotografia spontanea come fonte documentale aveva dedicato una serie di importanti riflessioni, così come alla foto segnaletica e a quella pornografica. Non le mandava a dire ed era persino riuscito a farsi bannare per oscenità da youtube, mezzo che usava, a più di novant’anni, per comunicare in modo buffo le sue opinioni non proprio rassicuranti. Che la terra ti sia lieve, Ando. Clic.

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