All’Aquila la Ragione finisce in galera

Ciliegina avvelenata sulla mastodontica torta delle nostre magnagne nazionali – il declino economico, le mafie, la corruzione, una classe politica inqualificabile, etc. – la clamorosa sentenza che ha condannato per omicidio colposo plurimo gli scienziati e i tecnici della Commissione Grandi Rischi trasporta in un attimo l’Italia al di fuori dell’Occidente moderno. Sette persone sono state condannate perché avrebbero minimizzato il rischio di un sisma di grande intensità all’Aquila, cioè, in buona sostanza, per non averlo saputo prevedere. Peccato che – lo dobbiamo ripetere ancora? – Non sia possibile prevedere in modo deterministico nessun terremoto (né alcun uragano, né alcun tumore). Com’è naturale, gli Aquilani addolorati per i loro morti e incazzati per la disastrosa non-ricostruzione della loro città, credono di aver ottenuto giustizia – anche se per molti «sei anni so’ pochi». Non me la sento di prendermela con loro. Non mi stupisco nemmeno dei latrati di soddisfazione di Giampaolo Giuliani, “ricercatore indipendente” (che cioè rifiuta le verifiche della comunità scientifica), la cui figura è stata a suo tempo magnificata da tutti i rappresentanti del “giornalismo d’inchiesta” all’italiana. Per Giuliani si avvera oggi il sogno di ogni dottorino frustrato, vedere in galera i proprio avversari. Ma vale la pena riportare il commento di questo signore alla notizia della condanna:

«È una sentenza che farà storia per diversi motivi, non era mai accaduto in passato che per uomini così importanti, luminari della scienza e della politica italiana, in 2 anni si potesse giungere a sentenza. Ricordiamo il caso Ustica, la strage di Bologna e tanti altri processi mai giunti a compimento.»

Ci sarà chi se la prenderà coi magistrati – che di fatto sono responsabili delle sentenze – ma la faccenda è assai più profonda e non c’entra nulla con l’infinita disputa giustizialismo-garantismo. Stiamo facendo i conti con l’arretratezza culturale di tutto un Paese. E ancora una volta tocca ripensare ai danni fatti dal crocianesimo, forma mentis nazionale più che dottrina filosofica. E’ nota l’opinione di Croce sugli scienziati, «in tutto e per tutto, l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi a i concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico». Oggi Don Benedetto sarebbe soddisfatto, anche se rimarrebbe perplesso di fronte all’esagerata importanza data a certi “mucchietti di notizie”. Credo che nemmeno un grande avversario di Croce, Antonio Gramsci, abbia mai avuto una concezione chiara della scienza moderna e del suo metodo. Incagliato tra marxismo e idealismo nel pasticcio della “filosofia della praxis”, Gramsci era però capace di sguardi molto acuti sulla realtà del Paese. Nel suo Benedetto Croce e il materialismo storico, scritto più di settant’anni fa, descrive esattamente il pregiudizio che sta alla base della condanna dei sismologi:

«È da notare che accanto alla piú superficiale infatuazione per le scienze, esiste in realtà la piú grande ignoranza dei fatti e dei metodi scientifici, cose molto difficili e che sempre piú diventano difficili per il progressivo specializzarsi di nuovi rami di ricerca. La superstizione scientifica porta con sé illusioni cosí ridicole e concezioni cosí infantili che la stessa superstizione religiosa ne viene nobilitata. […] Contro questa infatuazione, i cui pericoli sono evidenti […] bisogna combattere con vari mezzi, dei quali il piú importante dovrebbe essere una migliore conoscenza delle nozioni scientifiche essenziali, divulgando la scienza per opera di scienziati e di studiosi seri e non piú di giornalisti onnisapienti e di autodidatti presuntuosi. In realtà, poiché si aspetta troppo dalla scienza, la si concepisce come una superiore stregoneria, e perciò non si riesce a valutare realisticamente ciò che di concreto la scienza offre.»

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One thought on “All’Aquila la Ragione finisce in galera

  1. […] (cioè se ci «si aspetta troppo dalla scienza, la si concepisce come una superiore stregoneria», come scriveva Gramsci), allora ogni diagnosi sbagliata, ogni cura inefficace mineranno irrimediabilmente la fiducia del […]

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