Le belve di Oliver Stone(d)

«Sono le nove meno cinque…Se non riusciamo ad arrivare per quello di Oliver Stone, ci vediamo quello di Bertolucci…Puff, Pant, due interi per quello di Oliver Stone…è già iniziato?

«Cosa, Le Belve? E’ alle dieci»

«Ah»

E’ possibile, anche se indimostrabile, che Dio, o chi per lui, in quei momenti ti voglia dare un piccolo suggerimento. Sta a te scegliere. Io, accidenti a me, ho scelto Oliver Stone. Per quanto il Bertolucci degli ultimi vent’anni mi faccia cacare, dubito che me ne sarei uscito dalla sala altrettanto deluso alla fine di Io e te. E’ che ho smesso, stupidamente, di leggere le recensioni prima di vedere un film.

Laguna Beach, California: due giovani surfisti – l’uno è un reduce dall’Iraq, l’altro un fricchettone laureato «in marketing e botanica» a Berkeley – producono e vendono erba da fumare di altissima qualità, che nel Sunny State è legale su prescrizione medica. Oltre al nome in ditta, condividono anche una bionda (no, il triangolo no!) di nome Ophelia. Il cartello della Baja, cioè i narcos messicani, fanno loro un’offerta di joint venture, per così dire, che i ragazzotti rifiutano. A quel punto la supervillainesse del cartello s’offende e fa rapire la bionda, dando inizio ad una ridicola vicenda di ricatto, violenza e doppio gioco che, vista la presenza di un’Ofelia, sembra destinata a concludersi con una carneficina, ma che invece…(no, il doppio finale no!)

Oliver Stone, ricordate? Quello che ha raccontato Wall Street (due volte), l’assassinio di Kennedy, il Vietnam (due volte), Jim Morrison, la destra ammarigana, George W. Bush, l’11 settembre. Poteva forse esimersi dal raccontare la war on drugs? Il risultato potrebbe fruttare a Stone quel Razzie Award che non riuscì a portare a casa il ridicolissimo Alexander. Le Belve è una sorta di fumettone pulp scritto coi piedi che fa rimpiangere non solo Tarantino, ma persino il Rodriguez peggiore, un telefilm lungo due ore, brutto visivamente, zeppo di autoparodie involontarie e iper-stereotipi, col suo mix di canne, sesso ed armi da fuoco, con la mejo gioventù d’America fatta di ragazzi belli, intelligenti e sensibili, a volte solo un po’ corrotti dalla violenza del mondo, povere stelle, e coi suoi chicanos brutti (i maschi, le femmine sono delle gran fighe, ça va sans dire) e feroci come belve (anzi come savages). Una menzione speciale per il capello cotonato di Benicio Del Toro.

Insomma, un prodotto per ragazzini beoti, suppongo, e per tutti coloro che non sanno nemmeno più cos’è – cos’era – il cinema, e come lo si guardava. Ma non vorrei farvi desistere dall’andare a vederlo, attenzione. Ricordate che con gli incassi di simili boiate Stone finanzia i suoi documentari, nei quali mostra quanto so’ stronzi e corrotti l’ammaregani e di quanto è fico e de sinistra lui, che poi si fa intervistare da Teresa Marchesi ar tiggìtre. Pensateci.

P.S. Questo filmetto l’ho visto nello spazio in cui si tenne la prima dell’Italiana in Algeri di Rossini, ossia l’ex “teatro San Beneto”, poi “cinema Rossini”, riaperto pochi giorni fa. Eccezionalmente, mi sento di lodare il Comune. E i progettisti. A voi della campagna potrà sembrare scontato, ma una sala in cui si possa sedere comodi a Venezia è una novità.

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