“Iron Man lives again!”

berlusc

Quando si conquista il potere politico e lo si conserva per un tempo sufficientemente lungo, è difficile rinunciarvi, specialmente se si sta giocando l’ultima grande partita della propria vita.
Al potere corrispondono quei privilegi cui i pretoriani del Cav. (e i loro famigli e poi giù, sino all’ultimo usciere) non possono più rinunciare. C’è l’immunità dall’azione della Magistratura. Ci sono le rendite delle posizioni acquisite nella gigantesca macchina dello Stato (le poltrone negli enti pubblici o nelle partecipate, gli appalti vinti illecitamente, le commesse a prezzi fuori mercato, le consulenze inutili, le prebende di ogni tipo). C’è il brivido dell’esercizio del Potere in sé, che posso solo provare ad immaginare. Ma credo ci sia soprattutto il terrore di perdere tutto questo assieme a ciò che si possedeva, più o meno legittimamente, prima di conquistare il Potere. Perché per alcuni la conquista del Potere ha rappresentato una scommessa nella quale si è puntato veramente tutto, col rischio, quindi, di perdere tutto. Infine, non va dimenticato il legame più forte, anche se invisibile ai più, che unisce chi eserciti il Potere nelle sfere più alte: quello del ricatto. Giuliano Ferrara descrive anzi la ricattabilità come una condizione necessaria al mantenimento del Potere.

A partire da simili premesse, nessuno può essersi stupito del ritorno del nostro Iron Man. Il problema è che la paura dei berlusconiani di perdere tutto è soltanto il riflesso della paura del Paese. Tutti gli italiani hanno paura. Ce l’ha chi esercita una piccola o grande quantità di potere, ce l’ha chi al Potere deve la sua sopravvivenza e ce l’ha pure chi dal Potere ha sempre e solo ricevuto calci. Quando si ha paura si sragiona. E’ facile, quando si ha paura, cercare di proiettarla su nemici fantomatici o comodi capri, è facile mettersi nelle mani di chi promette ricchezze o vittorie o rivalse impossibili (e indesiderabili). Mai come in quest’ultimo anno è emerso con chiarezza il carattere populista, illiberale, antieuropeista e reazionario del berlusconismo. Le ultime tirate retoriche del Cav. lo confermano. Realisticamente, è difficile che il Nostro torni in sella, a far danni come un disperato Sansone (i capelli li ha già persi da quel dì, del resto). Ma altri, più freschi di lui, stanno raccogliendo il testimone. Purtroppo Berlusconi non ha mai inventato nulla. Ha solo avuto un buon orecchio per il brontolio del ventre molle del Paese.

La verità è che a risentirci per lo sgambetto a Monti siamo stati davvero in pochi. Difficile, in questa situazione, rassicurare chi ci ha prestato e ci continua a prestare il danaro necessario a coprire gli sciali degli ultimi trent’anni. E’ comprensibile che si perda la fiducia, di fronte a certi comportamenti. Questo succede nella vita quotidiana, tra le persone. E perché mai i mercati finanziari, che sono una creazione delle persone, dovrebbero reagire diversamente? Il buon Bersani ce la sta mettendo tutta, magari rilasciando interviste al Wall Street Journal e mettendo Fassina e Vendola al posto loro. Non credo basti, ma lo sforzo è apprezzabile. Sull’altro versante, qualcuno potrebbe intanto farci la cortesia di rassicurare tutti quei liberal-conservatori, quegli elettori della “destra perbene” che hanno creduto una o più volte alla favoletta della “Rivoluzione liberale”e che non riescono a scendere dalla nave dei folli (folli in senso letterale, gente da TSO, o buffoni o teste di cazzo) del centrodestra berlusconiano? Ormai lo sanno pure loro che ad aver paura dei comunisti si rischia il ridicolo. (Sembra che gli ultimi duri-e-puri abitino qui sull’isoletta in cui mi trovo, dove Renzi ha raggiunto quindici punti in meno rispetto alla risultato nazionale. Ripetono la tiritera sugli “speculatori amici di Monti” e “L’Europa delle banche”, a volte si confondono con la nuova destra. Ma stanno bene nel loro buco del due per cento e in ogni caso non hanno la minima intenzione di governare). Io mi preoccuperei piuttosto del succitato ventre molle, che, come è noto, in tempi di crisi si gonfia e ad un certo punto deve pur scaricare il suo maldigerito prodotto. Da un buco o da quell’altro qualcosa potrebbe uscire. Qualcosa è già uscito, in realtà, se una parte non trascurabile degli italiani vorrebbe tornare alla liretta, “uscire dall’Europa” e chiudere le frontiere, in un sogno malato di autarchia. Le idee più balorde, dalle assurdità sul signoraggio alle teorie del complotto, sono diventati argomenti accettabili in movimenti di massa che arriveranno ad occupare parte del Parlamento. Non sarà più una faccenda da leghisti, o da peones molesti come Shittypoty. Ma ne riparleremo presto, ahinoi.

Xilografia da 'Stultifera Navis' di Sebastian Brant, Basilea, 1497

Xilografia da ‘Stultifera Navis’ di Sebastian Brant, Basilea, 1497

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One thought on ““Iron Man lives again!”

  1. cpd scrive:

    concordo e apprezzo la parte suull’abitudine malata a esercitare il potere. ci si innamora non tanto e non solo dei frutti che dà, ma del meccanismo perverso che alimenta l’ego. e basta guardare i capigruppo, i premiati, omini grandi così, per immaginare lotte a unghiate e morsi e calci sulle palle, pur di non mollare e tornare a specchiarsi e ritrovare se stessi.

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