Il mio appello a Marco Pannella

(c) Ansa/Maurizio Brambatti

Caro Marco,

Nelle settimane precedenti stavo per proporre ai miei trenta lettori un post su tutto quello che non andava nell’azione dei Radicali, sulle tue tirate a volte inutilmente provocatorie, spesso del tutto incomprensibili a noi poveri di spirito, su quanto spesso tu mi faccia incazzare. Ma oggi c’è qualcosa di più urgente. Da ormai una settimana insisti a non voler mangiare né bere niente. Questo, dicono i dottori, in pochi giorni renderà inservibili i tuoi poveri reni, costringendoti alla dialisi a vita. Per non parlare del grave rischio che corre il tuo vecchio cuore. Paradossalmente, più la tua situazione si aggrava, più i bollettini medici, fatti di azotemia, di chetoni e di complicanze cardiocircolatorie, oscurano le motivazioni del tuo sciopero. Ormai comunque credo quelle ragioni le conoscano in molti. Col tuo sciopero, prendi le parti degli ultimi tra gli ultimi, cioè di chi sta in galera. Le condizioni delle nostre carceri sono disumane. Lo riconosce l’Europa, che per questo (e per cento altri motivi, in cento altri settori) ci sanziona. Mettendo a rischio la tua vita, chiedi l’amnistia, precisando che l’amnistia è soltanto un primo passo e che quello che serve è riformare il sistema carcere, che nel Paese di Cesare Beccaria non corregge alcunché, ma genera altro crimine e marginalità. E, più ancora, serve riformare in profondità la giustizia, anche nel senso di una depenalizzazione di tanti reati che non dovrebbero proprio essere tali.
Io credo che gli Italiani tutto questo lo sappiano, ma che le loro coscienze non ne siano granché smosse. Del tutto legittimamente, anche i più sensibili tra loro hanno priorità diverse. Non ci si può fare nulla. Gli altri di amnistia non vogliono proprio sentir parlare, molti di loro preferirebbero anzi il cappio, il ceppo del boia, la sedia elettrica. Credo siano la maggioranza, silenziosa in tempi di vacche grasse, rumorosa in tempi di crisi. Sono quelli che qualche tempo fa ti sputazzavano, accusando i radicali di aver “salvato un camorrista” dopo l’astensione su Cosentino. Non conoscevano i fatti. O non avevano fatto il minimo sforzo per conoscerli. In ogni caso, avevano bisogno del loro capro espiatorio. Credi nella possibilità pedagogica della non-violenza, ma nemmeno tu credi sia sempre possibile smuovere quella maggioranza. Per questo cerchi spesso – e spesso trovi – «nomi vitali, come nel 1976, perché quelli urgono», per questo riproponi oggi un «elenco illustre». Anche su questo ci sarebbe molto da riflettere.
Rischi la vita con lo sciopero totale della fame e della sete per chiedere al Presidente della Repubblica – quel «Re Giorgio» cui ingiustamente attribuisci riflessi «tra il controriformistico e lo stalinista» – di sollecitare il voto del Parlamento sull’amnistia, in modo da interrompere quella che hai definito la «diretta riproposizione sociale, morale istituzionale della Shoah» [sic!] che sarebbe data dalla condizione della Giustizia e delle carceri italiane. In questo c’è tutto te stesso. Pannella il liberale, Pannella l’indifendibile provocatore, Pannella il pazzo, Pannella l’istrione, Pannella il Santo. Santo, perché soltanto i santi possono occuparsi dei malfattori, dei ladri, dei tossici, dei reietti di ogni tipo e di tutti i prigionieri innocenti. Santi che a volte diventano martiri. Hai dunque deciso di volerti trasformare in martire? Sicuro di essere più utile alla democrazia da morto, stampato sulle bandiere assieme a Gandhi (uno che è stato ucciso dalla violenza, e mai avrebbe voluto immolarsi in un gesto non-violento – ammesso che il suicidio possa essere definito “gesto nonviolento”). Io sono sicuro di no. Egoisticamente, desideriamo tutti un Marco Pannella in piena salute. Ed egoisticamente, Marco Pannella dovrebbe desiderare di essere in piena salute.

Caro Marco, secondo me essere liberali significa anche non perdere mai il senso della misura, il senso del limite. Fermati finché sei in tempo!

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3 thoughts on “Il mio appello a Marco Pannella

  1. shylock ha detto:

    non mi riesce di aderire con entusiasmo all’ultima causa di pannella. e non (o non solo) per il suo stile, i suoi toni, ma perché non sono convinto che l’italia abbia bisogno dell’ennesima amnistia. intendiamoci, è evidente che il sistema giudiziario in italia non funzioni, che in prigione vadano più facilmente i ladri di polli che non gli evasori per milioni di euro, che le carceri non rieduchino e che siano anzi luoghi disumani.
    però, penso che l’italia, da un punto di vista simbolico quantomeno, non abbia bisogno dell’ennesima deroga, dell’ennesimo condono.
    l’italia avrebbe bisogno di forti investimenti nel settore carcerario per avere strutture che non mortifichino la vita del detenuto. avrebbe anche bisogno della certezza della pena, per il furfantello e per il grosso criminale. e, soprattutto, avrebbe bisogno di una politica senza deroghe

    • Federico Gnech ha detto:

      Guarda, in realtà nemmeno a me l’idea di amnistia suscita grandi entusiasmi, se non come lembo estremo di una questione più vasta: la riforma della Giustizia, senza la quale questo Paese finirà diritto nel terzo mondo. Hai ragione a sottolineare il tema della “cultura della deroga”, tanto più che lo stesso Pannella, sulla vicenda dell’ILVA – una situazione dove invece un qualche compromesso era necessario – ha assunto proprio la posizione legalitario-formalistica del “nessuna eccezione”, gridando allo scandalo alla firma del decreto. Viviamo di contraddizioni. Continuo però ad ammirare la sua estrema – radicale – diversità dal resto del nostro ceto politico. Nel Paese del “me ne frego”, Pannella rimane un alieno.
      Stasera è uscito dall’ospedale, speriamo vada a farsi almeno un cappuccino, senza dirlo a nessuno.

  2. Cristiano ha detto:

    Credo che Pannella sia una necessità, foss’anche solo, come dici tu, per dare scossoni al popolo dormiente. Penso che meriti il rispetto non tanto di chi ha bisogno di santi e di eroi, ma piuttosto di chi ritiene l’intelligenza, funzionale al confronto. Credo che raramente abbiamo avuto personaggi pubblici che hanno affrontato battaglie civili in termini di gratuità e compassione- a meno che alimentare il proprio ego, che comunque non è una lobby con interessi economici espliciti, non sia da considerare non gratuito-.
    Que viva Marco!

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