Voto di scambio 2.0

«Nel primo consiglio dei ministri faremo un provvedimento per la restituzione dell’Imu sulla prima casa pagata dai cittadini nel 2012. Sarò io, come ministro dell’Economia, a restituire agli italiani i soldi. Con bonifico bancario o , specie per i pensionati, in contanti, attraverso gli sportelli delle poste.»

Bisogna riconoscere il talento del Cavaliere, come al solito. Se Achille Lauro, mezzo secolo fa, regalava paia di scarpe ai suoi elettori, se i capibastone di mafie e partiti lavoravano e lavorano sulla singola preferenza, casa per casa, disgraziato per disgraziato, a suon di biglietti da cinquanta euro, oggi il Signor B. reinterpreta questo tipo di pratica su scala nazionale. Il meccanismo base è lo stesso di sempre, e consiste nello stabilire un legame di tipo materiale tra politicanti e cittadini: «la mia vittoria è la tua vittoria», e si misura in una certa cifra, in un certo bene, in un certo privilegio – dalla pensione alla concessione edilizia. A differenza del solito, però, la relazione non è individuale e locale, tra il candidato e il votante all’interno della tal circoscrizione, ma tra il Caudillo in persona e il Popolo nella sua totalità televisiva. C’è anche una seconda differenza: Berlusconi in questo caso non promette di attingere alle proprie risorse personali (come faceva Lauro parlando ai morti di fame) né, indirettamente, alle risorse dello Stato, attraverso, ad esempio, qualche commessa di servizi pagata a prezzi da rapina (come i partitocrati vecchi e nuovi fanno coi loro amici palazzinari). Con la sua “proposta shock”, il Signor B. promette direttamente danari pubblici in contanti. Cash, allo sportello delle poste. In tagli piccoli, magari, pronti per cornetto e cappuccino al bar all’angolo, per festeggiare e sentire che si dice di Belen e Balotelli e dove il barista, ça va sans dire, non batterà lo scontrino.

Non riesco a trovare esempi più concreti del populismo Berlusconiano. Che questa sia la sua personalissima interpretazione del pensiero liberale? In fondo, nelle zone più arretrate dello Stivale, la mentalità è “liberale” esattamente in questo senso: allo Stato non si chiedono servizi né regole certe. E’ sufficiente il contante, al resto ci pensa il capobastone. I più tardi di comprendonio hanno avuto vent’anni per arrivare a capirlo: sarebbe veramente sciocco attribuire al Cav. tutti i mali di un Paese ridicolissimo. Berlusconi si limita a captare e sfruttare a suo vantaggio tutte le nostre tendenze peggiori. In Italia, lo Stato non è (più? Ancora? Mai? Scegliete l’avverbio che preferite) promotore dell’equità, per il socialismo riformista, o garante della libera iniziativa, per il liberalismo. Lo Stato in Italia – quando c’è – è un Principe nelle cui grazie entrare a qualsiasi costo, e sempre a danno di qualcuno che avrebbe i tuoi stessi diritti. Questo, detto per inciso, riguarda la Destra come la Sinistra. Certo, a Sinistra, dove il rapporto tra il Principe e la base storicamente è mediato da un complicato sistema di cinghie di trasmissione, lo scambio elettorale avviene spesso in altri modi, e il mascheramento ideologico dello stesso si giova di una solidissima tradizione intellettuale, grazie alla quale è possibile ad esempio chiamare solidarietà nazionale l’assistenzialismo. Ma al di là delle bassezze messe in atto per conquistare democraticamente il Potere, da elettore di Sinistra mi domando se davvero  l’unico concetto chiave per definire i nostri valori, o forse proprio il valore che include tutti gli altri, se l’unica eredità ideale di un secolo e mezzo di Movimento Operaio e di “marxismo”, di Sinistra rivoluzionaria, riformista, sindacale e “non so”, se davvero l’unico resto di tutta questa storia si riduca ad una certa idea di Stato. Temo di sì, e il mio imbarazzo è forte, perché più passa il tempo e più mi convinco che, tra tutti i padroni, lo Stato è il padrone peggiore.

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