Gabriele Basilico 1944-2013

(c) Nital.it

Un paio d’anni fa con alcuni amici si era pensato di organizzare un altro festival di fotografia, con annesso concorso. In giuria, almeno un nome importante: «Basilico!», avevo detto. Seh, Basilico. La scarsità delle nostre energie ci aveva fatto presto desistere dal proposito. Se mai ci volessimo riprovare, non potremmo più invitare Basilico, che se n’è andato a nemmeno settant’anni.

Autentica “photostar” internazionale, Gabriele Basilico era un  ritrattista di paesaggi urbani, faceva parlare le architetture, documentando, eppure andando al di là del puro scopo documentario, perseguendo cioè una sua finalità estetica, rimanendo all’interno di uno stile sempre austero e rigorosissimo (arido, per alcuni). Al di là di alcune affinità superficiali, i suoi lavori mi sembrano molto distanti dall’ormai sfiancante tendenza neotopografica dei nostri giorni…

«[…] è anche vero che la fotografia, e non solo come linguaggio, è entrata da parecchio tempo, e a buon diritto, nel mondo dell’arte. Sono convinto però che un’unità della fotografia nel grande bacino della ricerca artistica è un’idea troppo riduttiva: una cosa è usare la fotografia come linguaggio per comunicare un’opera concepita in modo diverso (per esempio un’installazione), un’altra cosa è pensare «fotograficamente», interpretandola, la realtà»

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