Salute e ideologia al tempo della crisi

Quando le osservi dal tuo letto con trentanove di febbre, le bizzarre evoluzioni politiche di un Paese come l’Italia assumono i tratti del delirio, dell’allucinazione. Ricorderò questo marzo 2013 come una fastidiosa parentesi piretica, per così dire. Il mese è iniziato con la mia dolce metà che si ammala di scarlattina – il che, passati i trenta, suona un po’ ridicolo, ma è soprattutto una gran rottura di palle. Come pretendere di passare dieci giorni ad accudire l’appestata senza ammalarmi a mia volta? E infatti, dopo un paio di settimane, il simpatico streptococco piogene decide di piantare le tende anche nella gola del sottoscritto. Batterio d’altri tempi, ha atteso cavallerescamente che M. fosse guarita, se non altro. Nel frattempo sono guarito pure io, senza tuttavia farmi mancare, al termine della prima cena da convalescente, una meravigliosa colica renale con tanto di chiamata al 118 e gita in motoscafo (lo so, ve lo chiedete in tanti: qui a Venezia ci son le idroambulanze). Detto en passant, questo scherzetto mi è costato cento euro di ticket vari, finora, ma nessuno si è azzardato a chiedermi carte di credito o denaro contante mentre mi contorcevo e vomitavo per i dolori del mio povero rene, come sarebbe avvenuto in altri paesi, non dotati del nostro Sistema Sanitario Nazionale (teniamocelo stretto, che è meglio).  Ma lasciatemi finire con i malanni: tanto per gradire, un bell’ascesso al dente del giudizio, che potrei dover togliere tra qualche giorno.

Un discreto giro di sfiga, insomma, ma davvero nulla di serio. Non nel 2013. Certo, quello associato alla colica è il dolore fisico più intenso che abbia mai provato, ma oggi sono disponibili tante belle molecole con proprietà analgesiche.

Diclofenac [acido 2-(2-[2,6-diclorofenilammino] fenil) etanoico]

Pure la scarlattina – un mal di gola a pois, alla fin fine – non è niente di che, e tuttavia occorre ricordare che, fino agli anni Trenta del secolo scorso, con un po’ di fortuna, potevi restarci secco. Poi è arrivato il dottor Fleming con la Penicillina, e dopo di lui tanti altri ricercatori, e tanti altri antibiotici.

Sir Alexander Fleming

Come voi (venti) affezionatissimi lettori sapete, questo è un blog illuminista, dove si tengono in gran conto la scienza e il suo metodo. Per questo, al momento della guarigione, trovo spontaneo ringraziare il dottor Fleming e sorridere ai progressi dell’umano ingegno. Mi rendo conto, però, di come una visione di questo tipo suoni oggi piuttosto inattuale, vagamente demodé. Non so quanto abbia contato l’influenza di Feyerabend, piuttosto che della fuffa new age che da quarant’anni è entrata nelle rubriche dei settimanali femminili (e non). State sereni, non sono in grado di produrre un saggio di filosofia della scienza. Molto semplicemente, mi preoccupa vedere come, mai come in questi anni, il sistema più produttivo dal punto di vista dei risultati, quello che chiamiamo medicina scientifica, sia messo seriamente in discussione. Si tratta senza dubbio di uno dei grandi paradossi dei nostri tempi. Mentre l’aspettativa di vita (nei paesi sviluppati!) cresce costantemente, mentre la ricerca medica arriva a risultati che pochi decenni fa sarebbero stati giudicati fantascientifici, mentre l’efficacia dei farmaci aumenta in maniera inversamente proporzionale al loro costo, la gente (la folla) dubita in maniera crescente di tutto ciò, e quel che è peggio è che si tratta di un “dubbio fideistico”, non del sano scetticismo che portò, ad esempio, Robert Boyle a gettare le basi della chimica moderna

Robert Boyle, ‘The Sceptical Chymist: or Chymico-Physical Doubts & Paradoxes’, London, 1661

Proprio l'”anarchico” Paul Feyerabend sosteneva come fossero stati i crescenti successi della medicina ad instillare nella gente comune, soprattutto nella prima metà del Novecento, un’incondizionata fiducia nel metodo scientifico. La realtà odierna contraddice tutto questo. Sembra che una fetta non trascurabile di popolazione non si fidi più della medicina “ufficiale”. E’ difficile trovare una motivazione univoca a questo atteggiamento. A volte mi chiedo se proprio i progressi della medicina, superata una certa soglia, non producano una sorta di distorsione percettiva, tanto più forte in società in cui la cultura scientifica sia scarsamente diffusa: se il medico viene visto come uno sciamano onnipotente (cioè se ci «si aspetta troppo dalla scienza» e «la si concepisce come una superiore stregoneria», come scriveva Gramsci), allora ogni diagnosi sbagliata, ogni cura inefficace mineranno irrimediabilmente la fiducia del paziente-cittadino nel sistema di conoscenza della medicina. E’ difficile accettare, per sé o per i propri cari, di essere finiti nei numeri piccoli delle statistiche, e spesso non serve a nulla ricordare come quelle statistiche, pochi anni prima, fossero di segno affatto diverso. Ma questo aspetto delusionale non basta a spiegare la vera e propria ribellione nei confronti della medicina scientifica e l’adesione alla pletora di sciocchezze pericolose cui ognuno di noi è esposto ogni giorno. Non so più quanti amici e conoscenti ricorrano regolarmente all’acqua sbattuta (ormai riconosciuta dall’agenzia del farmaco e scaricabile come gli altri medicinali!) e alle più bislacche teorie olistiche mutuate dalle medicine tradizionali di mezzo mondo e pescate naturalmente su Internet, negli innumerevoli siti di “informazione alternativa” che ormai stanno in cima ai database dei motori di ricerca. Nei quindici anni passati dal caso mediatico della cosiddetta “cura” Di Bella la soglia del ragionevole è precipitata davvero in basso. La politica ce lo insegna, del resto: il discorso pubblico, in tempi di crisi, si radicalizza, ed ogni insulsaggine diventa socialmente accettabile. Dal puttano olistico Scilipoti, seguace e diffusore della Nuova Medicina Germanica del nazista Ryke Geerd Hamer, al grillino Gian Paolo Vanoli, che suggerisce di curare il cancro con un mix di urina ed estratto di aloe vera, da chi (anche tra costoro i grillini abbondano) è ormai convinto dell’inesistenza del virus dell’HIV (a partire dalle discutibili tesi contenute in un libro di Peter Duesberg), per arrivare ai troppi genitori coinvolti nella pericolosa campagna di disinformazione sui vaccini. Quello che più mi spaventa è il rifiuto polemico rispetto alle possibilità di verificare i loro miracolosi rimedi, l’irrazionalismo e l’assenza di metodo, accompagnati però da una pretesa di “scientificità”, che consiste immancabilmente nel riferirsi agli “studi” di qualche “ricercatore indipendente” (che cioè rifiuta qualsiasi verifica da parte della comunità scientifica). La medicina scientifica viene ovviamente descritta come asservita alle multinazionali farmaceutiche, rendendo quindi inutile ogni confronto con i suoi esponenti.

Si tratta di una nefasta ideologia che non ha evidentemente nulla a che vedere col caro vecchio mondo dei rimedi della nonna. I rimedi della nonna non pretendevano di curare le malattie mortali. Erano degli utili palliativi per i malazzi passeggeri, frutto di una secolare pratica empirica e di una forma primordiale di chimica farmaceutica, che con gli infusi e i decotti estraeva, senza saperlo, i principi attivi delle piante (raccomando a tutti una bella tazza di malva, tutte le sere…). No, quella della medicina alternativa non ha nulla di tradizionale, è un’ideologia postmoderna, nata in seno alla società di massa nella fase più estrema della sua ipersemiosi. Le gerarchie del sapere sono crollate, regnano la sfiducia e le teorie della cospirazione. Eccolo, il tratto comune a tutte quante le fesserie che ho elencato sopra: l’idea del complotto, di un potere occulto, che lucra sulle malattie, e se necessario le crea. Agenti di questo potere sono i medici e gli scienziati. Untori, avvelenatori di cui non fidarsi. Va da sé che un tale allucinato sistema di credenze sia inattaccabile come certi retrovirus. Uhm. Vi ricordate quale leader politico ha definito il proprio movimento «un virus»?

Ecco, mentre sfebbravo, i miei malanni fisici e quelli politici dello Stivalazzo mi sono davvero sembrati un tutt’uno.

Quando finirà la colica?

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