L’amore del sor Giuliano

La morale sessuale dell’ateo devoto Giuliano Ferrara – leggermente diversa da quella del Ferrara di Lezioni d’amore –  è nota a tutti: il sesso senza procreazione è “un atto bestiale”, ma se il soggetto dell’atto è il Principe, l’atto bestiale diventa “naturale soddisfazione di sani appetiti”. La soddisfazione del Principe ha la priorità su tutto. Ogni abuso, ogni arbitrio, ogni violazione del Diritto compiute per raggiungerla diventano leciti. Chi dissente è quindi un “moralista acido e ipocrita”, un “perbenista”, e non tanto rispetto alla morale sessuale in genere (questa è la prima lettura, ad uso dei finti tonti e delle femministe rincoglionite arruolate da “Il Foglio”), ma al bene supremo, cioè all’istinto del Principe. In nome di quel bene ci si può anche rendere ridicoli, come il professore de L’angelo azzurro, e così fa Ferrara.

24giu13

E’ davvero una profondissima forma d’amore quella che fa muovere Giuliano Ferrara all’ossessiva ricerca del Principe, identificato prima col PCI, poi con Craxi e infine con Berlusconi – quest’ultimo complementare, negli ultimi anni, alla figura ideale del Papa Re. Ma Ferrara è anche un intellettuale mancato, cioè un grande insicuro (forse per questo mi sta in fondo così simpatico). A quali modelli, a quali tradizioni di pensiero si ispira? Da buon neo-con alla vaccinara, gli piace citare Leo Strauss, mischiato in parti uguali a Joseph Ratzinger, a volte con una spruzzatina cosmetica di Marx, così, tanto per épater ses anciens camarades. E quindi, in fondo, troviamo il solito Machiavelli. Io però non ne sono troppo convinto. Non credo che, quando certi amici socialisti gli fecero scrivere la prefazione all’edizione italiana di Scrittura e persecuzione, il giovane Ferrara potesse capire granchè di Leo Strauss, né credo che l’abbia capito ora, o che possa aver capito granché della Chiesa cattolica o di Ratzinger. E non credo nemmeno che Machiavelli sia la traccia giusta da seguire. Credo invece che qualche tratto del sor Giuliano si possa ritrovare  in un altro caposaldo della nostra letteratura nazionale, Baldassare Castiglione

– Dubito, – disse allora il signor Morello, – che se questo cortegiano parlerà con tanta eleganza e gravità, fra noi si trovaranno di quei che non lo intenderanno. – Anzi da ognuno sarà inteso, – rispose il Conte, – perché la facilità non impedisce la eleganzia. Né io voglio che egli parli sempre in gravità, ma di cose piacevoli, di giochi, di motti e di burle, secondo il tempo; del tutto però sensatamente e con prontezza e copia non confusa; né mostri in parte alcuna vanità o sciocchezza puerile. E quando poi parlerà di cosa oscura o difficile, voglio che e con le sue parole e con le sentenzie ben distinte esplichi sottilmente la intenzion sua, ed ogni ambiguità faccia chiara e piana con un certo modo diligente senza molestia. Medesimamente, dove occorrerà, sappia parlar con dignità e veemenzia, e concitar quegli affetti che hanno in sé gli animi nostri, ed accenderli o moverli secondo il bisogno;

(Il libro del Cortegiano, I, XXXIV)

Sì, il cortigiano Ferrara deve mettere a punto ancora qualcosa. Ma diamogli tempo, ci potrà sorprendere ancora.

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2 thoughts on “L’amore del sor Giuliano

  1. Cpd scrive:

    Anche a me è simpatico, tranne quando parla del principe: là diventa una schiavetta, benché intelligente, faziosa, paradossale, ma in cattiva fede. Ed è qui che tutto crolla: l’intelligenza e la malafede non vanno d’accordo, se non quando sono finalizzate al fottimento altrui. E soprattutto non va d’accordo, l’intelligenza, col principe. E qui cadiamo nel sottogruppo – odioso e puzzolente – della comparavendita: se tutto ha un prezzo, se farti ricco significa corromperla – l’intelligenza -, allora significa che la contraddizione, il paradosso – che tutti ci abita -, diventa reddito, calcolo, amore mercenario.
    Siamo tutti puttane, e qui ha forse ragione; ma loro – lui, la sua intelligenza, i fans col naso tappato – sono escort, e se la ridono di noi che viviamo senza il comfort a quattro stelle.
    Gli Smiths cantavano ” …but we’ve samething they’ll never have…”, cui aggiungerei, per concludere, ” … Or they’ve lost…”.
    Lui concluderebbe così: Amen!

  2. shylock scrive:

    non so se sia solo cortiginaria: potrei elencarti una mezza dozzina di intellettuali liberali di prima grandezza che, pur consapevoli Berlusconi abbia rappresentato una sciagura per il Paese, corrono pavlovianamente in sua difesa appena necessario. Rincoglionimento? Probabile. Ostentazione di terzismo intellettuale? Forse. Ma per tutti un radicale senso di estraneità alla sinistra italiana, giudicata irrimediabilmente moralista, giudicante, giustizialista, radical-chic, ostile ai valori del liberalismo.

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