“Alla frontiera col passato”

Immaginiamo per un attimo di ritornare nel passato portando di contrabbando il presente: quale curioso effetto ci farebbe incontrare in luoghi del tutto inattesi i prototipi dei nostri odierni conoscenti: giovani, freschi, in preda a una lucida follia che gli impedisce di riconoscerci; così, per esempio, la ragazza di cui mi sono innamorato ieri, da bambina stava in piedi a pochi centimetri da me nel corridoio di un treno stracolmo, e il passante che mi chiese un’informazione quindici anni fa oggi lavora nel mio stesso ufficio. Tra la folla del passato, non più di una decina di persone assumerebbero questo anacronistico rilievo: carte minori trasfigurate dai raggi dell’atout. E con quale sicurezza, allora… Ma, ahimè, anche quando in sogno ti accade di compiere simili viaggi a ritroso nel tempo, alla frontiera col passato la moneta della tua intelligenza attuale perde ogni valore, e nell’aula scolastica allestita in fretta e furia dal maldestro trovarobe dell’incubo ti ritrovi ancora una volta impreparato, di nuovo non sai la lezione – e con tutta l’intensità di quelle antiche torture scolastiche ormai dimenticate.

(Vladimir Nabokov, Il dono, Adelphi, 1991)

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