Piccole delusioni di un cacadubbi

La polemica relativa alle dichiarazioni di Matteo Renzi sul problema carcerario, non avessi ormai una certa esperienza di delusioni politiche (e umane), e non prendessi la politica per quello che è, cioè il luogo dei compromessi, più che delle grandi idealità, mi avrebbe gettato nello sconforto. Al posto dello sconforto, oggi provo comunque un certo malessere.

Potrete dire che si tratta di un tema marginale, potrete essere contrari, per molte fondate ragioni, alla concessione di un indulto o di un’amnistia. Io sono favorevole all’amnistia come soluzione temporanea, cura sintomatica, in attesa di intervenire sulla legislazione. Per una volta, faccio mia la posizione di un candidato non mio, col quale sono sempre tutt’altro che tenero, Pippo Civati. Rimando a un suo post di ieri per rimanere nel merito della vicenda. E soprattutto, rimando alle pluridecennali battaglie dei Radicali.

Guardando invece al dato politico, per così dire, mi cascano un po’ le braccia, e non quelle soltanto. E’ evidente che la situazione precongressuale sta portando Renzi a tirare in barca le reti del consenso in tutti i modi possibili (en passant, oltre a cambiare verso, consiglierei di cambiare agenzia di comunicazione, ma questa è tutt’altra faccenda…). Anche contraddicendo sé stesso in modo plateale. Naturalmente, un apparato PD che governa invece senza consenso popolare, si è trovato nella posizione più comoda per sferrare il classico colpo sotto la cintura al candidato favorito. Come perdere un’occasione simile? E’ facile oggi plaudere ai moniti di un galantuomo come Giorgio Napolitano, che da tempo si interessa alla situazione carceraria, peraltro senza alcun secondo fine, da vero garante dell’integrità costituzionale di questa scalcagnata repubblica. E’ facile perché Napolitano è la forza che tiene unite queste larghe intese, che dona loro legittimità.  Ma dov’erano Cuperlo, Zanonato e gli altri, fino a ieri? Dov’erano tutti quelli che parlano oggi con toni gravi della situazione delle patrie galere, accusando Matteo Renzi di guardare alla pancia dell’elettorato?

Non ho mai abbracciato in modo acritico le posizioni di Renzi, come chi legge questo blog sa già. Mi sono definito “renziano non dogmatico”, e di fronte al dogmatismo di tanti sostenitori (ma forse si tratta di varie declinazioni della figura dell’addetto stampa) la definizione mi pare azzeccata. Renzi rimane il mio candidato perché credo che solo le sue posizioni in materia di economia e di welfare possano dare qualche possibilità al Paese, e perché credo sia l’unico candidato che possa portare una sinistra (sperabilmente unita) a governare convincendo anche parte degli elettori moderati, evitando di dover rinunciare al bipolarismo, e quindi evitando tragiche dipendenze da centri, centrini e sinistrette identitarie. Insomma, Renzi per me rimane l’unica opzione possibile, si tranquillizzino alcuni amici, si rassegnino gli altri.

Di fronte a tatticismi così marchiani, non posso negarlo, l’entusiasmo scema comunque un po’. Ma scema soprattutto davanti alle tante forme di negazione e mirror climbing di queste ultime ore. Perché davvero, a volte mi sembra che il maggior problema di Renzi siano i “renziani”. Cari content curators dei vari profili social [il plurale nei prestiti *è* ammesso, se volete ne discutiamo in altra sede], potete raccontarmela finché volete: Matteo per me ha fatto una figuraccia. La politica come luogo del buon compromesso e, certo, della ricerca del consenso. Ma attenzione, non può finire tutto lì. Non dico le grandi idealità – Dio ce ne scampi e liberi – ma un minimo di coerenza la vogliamo conservare?

Giorni fa, persone che ritengo degne di stima, impegnate per Renzi dalle scorse primarie, mi hanno proposto l’iscrizione ad una della tante associazioni “Adesso” sparse sul territorio. Avevo qualche dubbio, in quanto iscritto al partito, non rispetto alla legittimità, ma all’utilità di far parte di un’associazione che vorrebbe fare da zona mediana (se ho capito bene) tra partito e potenziali elettori. Ora si aggiunge la constatazione che no, un cacadubbi come il sottoscritto non sarebbe affatto utile alla causa. Per cui, cari ragazzi, vi auguro buon lavoro e ci vediamo ai congressi locali.

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3 thoughts on “Piccole delusioni di un cacadubbi

  1. mm1 scrive:

    Ciao Federico,

    so che richiederebbe parecchio tempo, ma mi faresti un post sulla politica economica e sul welfare che Renzi ha in mente? Perché, a parte le tre parole “semplicità, chiarezza, trasparenza” presenti in lungo e in largo nella mozione e il paragrafo – giusto – sulla politica economica europea (dove non gliene frega granché al popolo elettore), mmm, non so. Ma visto che ti reputo “un renziano” meno renziano di Renzi, so che mi illuminerai.

    Grazie,

    mm1

    • Federico Gnech scrive:

      Un post dedicato? Mmh…Credo di no. Altri più ferrati di me possono farlo. Renzi, se è questo che vuoi sentirmi dire, non ha un programma economico dettagliato. Del resto, in un documento congressuale il dettaglio è relativamente importante. Renzi ha cercato dall’inizio di dare in campo economico dei segnali di rottura rispetto al modello prevalente della spesa pubblica, legandosi brevemente a Zingales e a Ichino, ma senza farne un programma. Nel corso dell’ultimo anno ha cominciato a dimostrarsi quello che è: un “lib-lab” pragmatico, tutt’altro che un turbocapitalista.
      Oggi come saprai le idee di Yoram Gutgeld sono parte integrante del suo corredo teorico.
      A me interessano i lineamenti generali, che lo distinguono in modo netto da Cuperlo (e molto meno da Civati, in realtà). Butto lì qualche punto sparso tra quelli che mi vengono in mente adesso:

      – contenimento del debito. Non possiamo più permetterci le politiche di debito degli ultimi decenni e occorre tagliare la spesa pubblica improduttiva.

      – il rilancio parte dalla domanda interna e quindi potere d’acquisto dei salari. Abbassare l’IRPEF (più che abbassare l’IRPEF o proseguire con le infruttuose iniezioni di aiuti di Stato alle imprese).
      Una stima parla di 25-30 miliardi l’anno recuperati dall’evasione, utili alla bisogna.

      – Più che fare cassa immediatamente (e svendendo) parte del patrimonio fondiario pubblico, occorre farlo fruttare, attirando investimenti privati (es. anziché vendere una villa veneta, ne mantieni la proprietà e ne fai un museo, un resort, quello che ti pare, a gestione privata)

      – privatizzare piuttosto i grandi carrozzoni (ENEL, ENI – sull’ENI sono dubbioso, ad essere sincero, RAI).

      – la spesa sanitaria va razionalizzata. I servizi non si toccano, la spesa sì. C’è modo di risparmiare un fracco di miliardi sulle forniture, sulla rimodulazione dei sussidi (che stranamente ora NON vanno ai più bisognosi), e preferendo i servizi agli assegni

      Eccetera. In rete (non molto pubblicizzato, a dire il vero) trovi un documento di Gutgeld…ecco, magari potrei pubblicarlo integralmente (a puntate…) sul blog.
      Intanto: http://www.pdabruzzo.com/yoram-gutgeld-ecco-la-mia-visione-della-sinistra-17191.html

      a presto!

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