Una via contorta

Fa sempre uno strano effetto il confronto tra la realtà di questioni locali che conosci piuttosto bene e la loro rappresentazione giornalistica a livello nazionale. Secondo i nostri maggiori quotidiani, il c.d. “Comitatone” per la salvaguardia di Venezia avrebbe finalmente “sbloccato” la situazione relativa al problema delle grandi navi, impedendone il passaggio nel bacino di S.Marco. La notizia viene data in toni ottimistici, per non dire trionfalistici, il ministro Lupi e il Governo si affrettano ad incassare il risultato mediatico, le schiere di amanti sensibili di Venezia si felicitano sui social, tutti contenti, insomma, Venezia pare finalmente salva.

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Purtroppo le cose non stanno così. L’allontanamento delle grandi navi dal canale della Giudecca e da S.Marco era già stato deciso dal decreto Clini, l’indirizzo generale sulla questione è fissato da tempo e quest’ultima decisione non aggiunge alcunché, semmai toglie, e in modo del tutto arbitrario. In sostanza ieri il Comitatone ha infatti eliminato dal tavolo tutti i progetti relativi al transito delle crociere, tranne uno, quello dello scavo del canale Contorta S.Angelo, fortemente voluto dall’Autorità Portuale presieduta dall’ex sindaco Paolo Costa. Per far passare le navi lungo il tracciato che vedete nell’immagine qui sopra, occorre scavare fino a oltre 10m il fondo della laguna per adeguare al pescaggio dei “giganti del mare” un canale che ora arriva ai 2m scarsi. Che male c’è, direte voi? C’è di male che lo scavo di canali di quelle dimensioni porta volumi e pressioni non compatibili col fragile ambiente lagunare, le cui difese naturali  (le barene innanzitutto) vengono progressivamente distrutte, favorendo tra l’altro la possibilità di acque alte sempre più grandi. In questo senso, il caso del Canale Petroli era e resta un precedente da studiare.

Insomma, come si dice qui in Veneto, “pèso el tacon del buso”. Ma l’aspetto davvero stupefacente della decisione di ieri è che il giudizio sull’incompatibilità dello scavo di nuovi canali con lo scopo statutario del Comitatone stesso (e cioè la salvaguardia di Venezia, ripetiamolo perché, alla luce di questi fatti, si potrebbe pensare piuttosto a un comitato d’affari, anzi meglio a un comitatone di affaroni) non viene soltanto dagli studi presentati dagli oppositori alle grandi navi, ma dalla stessa commissione tecnica ministeriale preposta alla V.I.A., che in un parere prodotto a settembre dell’anno scorso, rimasto stranamente in un cassetto per mesi e reso noto grazie a Felice Casson, così si esprimeva:

Che il Comitatone (e cioè le sue tre componenti maggiori, Governo, Regione e Autorità Portuale) pensi ora di avere una valutazione di impatto ambientale di segno del tutto opposto lascia davvero perplessi. È evidente come di fronte alla complessità di un problema che vede contrapposte strumentalmente le ragioni del lavoro a quelle della tutela ambientale abbia prevalso l’interesse più forte.

Paolo Costa può dirsi soddisfatto per il risultato conseguito, che in qualche modo verrà investito politicamente alle prossime elezioni comunali, ma forse più soddisfatti ancora di Paolo Costa sono i centri sociali veneziani, che hanno egemonizzato il movimento NoGrandiNavi e che aspettavano soltanto un pretesto come questo per rimettere in piedi il loro teatrino politico. Nell’attesa delle loro prossime performance, mi auguro davvero che Venezia non diventi «come la Val Susa» – questa la previsione di Gianfranco Bettin. Tra parentesi, io credo che questa faccenda con la Tav non abbia proprio nulla a che vedere. Nel bene e nel male il progetto della Torino-Lione è stato discusso pubblicamente per anni e ha subito sostanziali modifiche (avverto gli eventuali lettori NoTav: non rimbeccatemi sulla questione, non mi interessa interloquire con voi, ogni commento polemico verrà cestinato).

Quello che purtroppo siamo costretti a constatare con grande amarezza è che in questo Paese, in cui peraltro la classe politica emergente lamenta il proprio scarso potere decisionale, troppe decisioni importanti vengono ancora prese in modo arbitrario e per nulla trasparente, alle soglie di ferragosto, sperando che non se ne accorga nessuno, fregandosene bellamente delle stesse conoscenze scientifiche (cioè della Ragione), in funzione non dell’interesse generale ma del particulare della propria conventicola, o di un ritorno politico immediato. Se questo vuol dire “cambiare verso”…

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2 thoughts on “Una via contorta

  1. Iperattivo scrive:

    Pensi a interessi sui lavori di adeguamento?
    Comunque approfondimento interessante, mi hai chiarito alcuni dubbi.🙂

  2. Federico Gnech scrive:

    Sì, ma niente dietrologia, è tutto molto chiaro. Qualunque soluzione implica dei lavori, una spesa, aziende e persone che ci vivono, ma perché scegliere proprio la più impattante? Diciamo che gli investimenti fatti sull’attuale stazione marittima in funzione delle crociere hanno pesato molto (troppo) sulla decisione. Fatti due conti, qualcuno ha deciso che le grandi navi dovranno comunque arrivare lì, almeno fino a quando non si sarà ammortizzata la spesa.
    E comunque, scavo o no, sia l’autorità portuale che le grandi compagnie rifiutano l’ipotesi dell’attracco offshore (che poi vuol dire poche miglia da S.marco, alle bocche di porto del lido, dove si alzeranno (?) le paratie del mose). Pare che il selfie fatto sull’ultimo ponte della nave sia imprescindibile.

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